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7.5


Cosa fa un compositore, o comunque l’artista che fronteggia la pagina scritta, per sbarcare il lunario, oggi? Solitamente vive di commissioni, statali – se non opera in Italia – o, più frequentemente, di oboli più o meno munificamente concessi da fondazioni, istituti di cultura, semplici mecenati.

Cosa fa il compositore, o comunque l’artista che fronteggi la pagina scritta, per sbarcare il lunario, oggi? Solitamente vive di commissioni statali – se non opera in Italia – o, più frequentemente, di oboli più o meno munificamente concessi da fondazioni, istituti di cultura, semplici mecenati.

E’ con una situazione del genere che anche i migliori sono costretti a fare i conti quotidianamente. Prendiamo Antichamber. Poderoso doppio cd che Yannis Kyriakides – compositore di origini cipriote da tempo stabilitosi in Olanda – ha licenziato tramite l’etichetta che gestisce, insieme ad Andy Moor degli Ex, ormai da anni. Primo assaggio (antichamber: anticamera, appunto) di una serie di pubblicazioni che faranno luce, di qui a qualche mese, su un repertorio molto vasto ma ancora, disgraziatamente, poco conosciuto.

La qualità della scrittura si assesta, in tutte e dieci le composizioni, su livelli qualitativi mai meno che molto alti. Tra riproposizioni futuriste di quartetti bartokiani (Antichamber: per quartetto d’archi e computer), formazioni cameristiche rinforzate con protesi più o meno tecnologiche (un telegrafo, un iPod shuffle), minimalismi di terza generazione (Chaoids: per violino, sax alto, vibrafono, soundtrack), cori meta-semantici (U: per coro e onde sinusoidali) e folk songs (PNeuma: per fagotto, piano, soundtrack) post-Berio, sembra davvero essercene per tutti i palati.

Ma è proprio qui che si annida la grandezza e, al contempo, il limite, dell’operazione. Ogni brano – lo illustra diffusamente il booklet interno – è occasionale: occasionato da una manifestazione culturale, dal volere di un’istituzione, dalla curiosità famelica di un ensemble in cerca di nuove note. Di più: l’arco temporale coperto è molto – troppo – ampio, estendendosi dal 1995 di Zeimbekiko 1918 al 2007 di Telegraphic e As They Step Into The Same Rivers.

Forse, allora, che il valore profetico (di Manifesto) che avremmo voluto conferire alla seconda accezione del titolo Antichamber – non solo anticamera, ma anche anti-camera: e dunque una nuova musica da camera – emergerà con le prossime, si spera più coese, uscite discografiche? Non lo sappiamo: per il momento, Antichamber resta in ogni caso un disco imperdibile, e pazienza se la speranza di rivoluzioni paradigmatiche in musica deve cozzare con i limiti – fisici – del supporto e con quelli – spirituali – della politica culturale.

 

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