Recensioni

Fissati con il binomio pop ed elettronica analogica, con predilezione per la fatidica forbice temporale ’78 / ’84 spesso in declinazione ballabile EBM di stampo D.A.F. e Front 242, applauditi da uno spirito affine come John Foxx ma anche da un artista elettronico come Philippe Laurent, gli Xeno and Oaklander, coppia lui/lei composta da Liz Wendelbo (francese di nascita ma cresciuta in Norvegia) e dall’americano Sean McBride, sono da sempre legati alle wave storiche ma hanno saputo infondere al loro interno un personale romanticismo, melanconico e tutto mitteleuropeo, oltre alla peculiarità e alla coerenza di un progetto che, con il quarto album Par Avion, compie dieci anni d’attività.
Il nuovo lavoro, anticipato alla stampa sotto lo slogan “postcards of love for a cold age” e missato da Chris Coady (quello, tra le altre cose, di Cherish The Light dei Cold Cave), introduce elementi luminosi e barocchi al ballabile minimalismo del sound (oltre all’uso di un synth modulare della Serge con risultati “shoegaze”), una piccola svolta che si rivela un preciso scarto rispetto al precedente Sets & Lights e una perfetta quadratura del cerchio. L’electro in 4/4 lì approfondito – presente anche da queste parti in brani come Sheen – trova, in generale, armonizzatori piegati su domestici 8bit giocattolo (Interface) o stesi su layer drappeggio melodico con colori, sfumature e intrecci di buona compattezza e spessore.
Da più parti tornano alla mente i Depeche Mode più innamorati dei Kraftwerk (Lastly), anche se il duo, nel refrain iniziale del brano che dà il nome al disco, ci ricorda anche quanto sia ancora potente nella sua poetica e nella contemporaneità (vedi la colonna sonora di Drive, un brano come Tick of the Clock dei Chromatics) un preciso immaginario elettronico minimale fatto di circolari vibrazioni analogiche condite con visioni (retro)futuriste.
D’altro canto, quando le cose si fanno assai stoiche, il duo da sempre stempera e bilancia con il consueto affascinante canto dream à la Jane Birkin o Françoise Hardy della Wendelbo o con il vocalizzo più à-la-Phil Oakey-narcotico di McBride, caratteristiche queste che, assieme agli inediti intrecci armonici (ottimo anche lo strumentale Providence) e tutto un oculato gioco chiaroscurale di stampo barocco, fanno di questa prova l’album più efficace finora prodotto da Xeno and Oaklander.
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