Recensioni

Questo disco passa rapido come uno stormo di retropensieri neri e
ridanciani. Come le dieci (!) etichette che lo spalleggiano (Basura, Be
Here, Dischi di Plastica, Donnabavosa, Escape from Today, Marinaio
Gaio, Rebel Kid, Smartz, Tafuzzy, Wallace Records). Come i nomes de plumedi questi ragazzi, maschere sempre diverse, in sfrenato mutamento:
stavolta si fanno chiamare Cristiano Cristiana, Lo Sposo, Bocca Mai
Stanca e Il Piccolo Lord. Sono gli X-Mary, folletti freak-rock
versatili e pungenti, surreali e spietati, poetici e feroci. Sfornano
il terzo lavoro ancora sotto la benedizione produttiva di Fabio
Magistrali e lo capisci subito per la brusca ed essenziale pienezza del
suono, ceffone festoso dalle conseguenze brucianti e vivaddio.
I
quattro lombardi scelgono di restringere il calibro per guadagnare in
penetrazione, “soltanto” quattordici le tracce (più una fugace ghost
track) ossia una decina in meno del solito, ventisei minuti in totale,
durante i quali la sarabanda si consuma trafelata e impetuosa, un bel
bacio al santino Minutemen – sempre siano lodati – e
via col cabaret. Con le sagome, i caratteri, quei paradigmi ebbracidi
scanzonati, turgidi, travolgenti, lame che saettano a sbuzzare
allegorie garrule e minacciose, tipo l’acre follia post-felliniana di Giacomino il re del circo o una Fatima che sbriglia bossa beffarda in derapage boogie rammentando un Paolo Zanardi
solo più lunatico. Eppoi, al solito, il rasoterra quotidiano che ti
esplode come una lancinante presa di coscienza culturale/corporale,
quando le tradizioni sono assieme conforto e condanna e ti squarciano i
compartimenti stagni tra globale e locale: vedi come una ipercalorica Rusumada diventa funk psych impetuoso e cialtrone, o come La sera dopo il raccolto sembri dei Janes Addiction ammorbiditi a tequila.
Non
mancano i fulminei ragli hardcore noise e le scorribande punk-folk,
consueto intercalare nel linguaggio dei Nostri, che un po’ di sgarberie
in scaletta ci stanno sempre bene. Meno consuetudine invece nel
dance-rock tutto sibili siderali, basso turgido e chitarre effettate diL’amico dell’amico (con la micropsicosi horror di quel “micio… vieni!” nel finale), nella torcida tribal desert funk di Mohamed Sahara, nel crossover sgranato tra fantasmi dub di Motorino e soprattutto in quella Marco ti amo che compie svampita caricatura Luca Carboni tra brume spacey e turgida rockeria da stadio.
Non
che ci stupisca l’imprevedibilità, negli X-Mary, il cui inafferrabile,
fiero e impetuoso dilettantismo è anzi garanzia di non-convenzionalità.
Anzi: di libera, garrula, minacciosa rivalsa.
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