Recensioni

Le prime anticipazioni da Loggerhead, esordio sulla lunga distanza del rapper e producer londinese Wu-Lu, al secolo Miles Romans-Hopcraft, sono arrivate come dei lampi a ciel sereno, facendo trasparire una cristallina capacità di tenere alto il vessillo dell’hip hop imbastardito di casa Anticon. Un approccio che coglie inoltre adeguatamente l’introspezione dell’essere umano al cospetto di un presente fatto di controllo e di vite sacrificate al mercato.
Circostanza ben apprezzabile in South, dove le latitudini geografiche diventano categorie analitiche per confrontare le privazioni esistenziali delle periferie con il logoramento culturale dell’inurbamento contemporaneo: due forme di povertà sovrapponibili come diversi stadi di uno stesso neoliberismo. Riflessioni non scontate e ben coadiuvate dal feat. di Lex Amor, che scivolano su un mix di rap, chitarre rock e urla punk mettendo in chiaro la strategia portante del disco, ovvero utilizzare il flow come teoria del flusso da cui illuminare di volta in volta parti di un sincretismo senza confini: dal mix di morbidezze soul e loop di archi a veicolare l’imperativo di tornare protagonisti della storia (Take Stage) agli scuri slanci post-industriali à la Dälek (Ten); dal duetto sulla salute mentale con Léa Sen (Calo Paste), tra distorsioni e arrangiamenti orchestrali psicotici, e fino a pestare forte sulle note di un piano che scivola su ritmi jungle come avrebbero fatto Beck e Soul Junk (Blame è un singolo da portare nel cuore).
Un suolo che si esalta a livello melodico tra campionamenti, chitarre psycho-grunge e ritmiche curate dal Black Midi Morgan Simpson (Times è un altro pezzo che va deciso a segno); che divaga di temi esistenziali su serrate botte rock industriali (Road Trip), o che si chiude in paesaggi elettronici di un DJ Shadow inospitale (Facts reinterpreta a modo suo un sentire hauntologico) per poi correre su giri di basso post-punk (Scrambled Tricks con echi di Sleaford Mods) e disperdendosi in meticciati indie rock (Broken Homes – ricordate Spoek Mathambo?).
Un debutto che convince a pieno, mettendo sul piatto una personalità che merita di essere seguita.
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