Recensioni

Il panorama neo-folk a stelle&strisce degli ultimi anni ha di che far stupire. Dal combat western folk dei newyorkesi Cult Of Youth all’Americana polverosa di King Dude, passando per la l’alcova esoterica del Wisconsin, la scena apocalittica d’oltreoceano ha già dato abbondantemente filo da torcere a un Vecchio Continente sempre più fermo al palo della reiterazione di un passato che ha già dato i suoi frutti.
Proprio dalla cricca del Midwest, già nota per aver dato i natali a progetti come Burial Hex e Kinit Her, arriva il primo full-length dei Wreathes. Il duo formato da Nathaniel Ritter e Troy Schafer (già Kinit Her per l’appunto), autore di un primissimo 7 pollici su Bathetic lo scorso anno, ha dalla sua una formula rara. Come mischiare suggestioni pagane ed esoteriche tipiche dell’area Brown&Grey con una cifra lirica psichedelica in perfetto equilibrio tra localismo da provincia rurale americana e rimandi arcaici da Vecchio Continente premoderno. Tutto messo in musica alla perfezione. Sei brani marziali e solenni, corali ed evocativi, incredibilmente arrangiati ed eseguiti tra cori simil-funebri, timpani di guerra, sei-corde cristalline e un cantato-recitativo scandito ed imperioso.
Premesse importanti con buone probabilità di strafare e sbagliare. E invece no, centro perfetto per i due neo-vichinghi. Quello che forse stupisce maggiormente è la perizia, il talento compositivo invidiabile e la capacità, non secondaria, di mettere nero su bianco le proprie intenzioni con successo. Si prendano, ad esempio, il carosello dell’opener Odes, la serafica Bones of Love e la ieratica Speech of the Tides; replicate lo stato di grazia per l’intero lato B e avrete tra le mani uno dei dischi più interessanti dell’anno.
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