Recensioni

Questi anni postumi rispetto alla scomparsa di una delle massime leggende della musica moderna continuano ad essere scanditi da una serie di omaggi discografici, editoriali, fotografici e cinematografici, ricchi anche di attività ed eventi live. In un suddetto contesto la scorsa estate il Medimex di Bari ha ospitato l’unico esemplare di ‘artropode’ del rock. Erano proprio le bacchette di Mick Woodmansey – batterista che più o meno casualmente venne abbagliato, investito e infine rigettato dall’aura aliena di Ziggy Stardust – il primissimo strumento a sentirsi suonare su Five Years, brano di apertura dell’album-manifesto del dio del glam David Bowie. In realtà la collaborazione con il ‘mutante’ della musica avvenne qualche tempo prima dei vagiti del doppelgänger extraterrestre, su richiesta diretta del cantante e grazie all’intercessione del chitarrista e compaesano Mick Ronson.

Nel suo libro edito in Italia per Officina di Hank, la biografia di Woody si articola su undici appassionanti capitoli in cui l’autore racconta la propria biografia di rocker predestinato alle luci della ribalta, sin dai primi sussulti adolescenziali fino al recente tour con gli Holy Holy, supergruppo dalla formazione molto liquida capitanata da Tony Visconti e che continua ad omaggiare l’opera bowiana (Woodmansey ne è stato ‘estromesso’ lo scorso gennaio per ragioni legate alla vaccinazione Covid-19). Il prestigioso produttore americano (che qui firma anche l’introduzione) fu uno dei primi musicisti col quale l’allora ventunenne batterista avido di fama si trovò a collaborare per i dischi di David Robert Jones. Aveva abbandonato la propria cittadina nello Yorkshire e un posto sicuro in fabbrica, tra la disperazione dei genitori e il sarcasmo dei colleghi, per recarsi a Londra guidato dal sacro fuoco della propria passione.

Il reportage degli eventi si sviluppa con una narrazione vivace e sincera, in certi momenti ironica, che mette in luce il carattere genuino e tipico degli abitanti del nord (come il fido Ronno, Woody veniva dalla zona di Hull) ma anche di chi è abituato ad essere, per professione e ruolo, la spina dorsale ritmica di una band. Woody non ha molti peli sulla lingua e ci conduce in un percorso di progressivo disincanto per uno spaccato storico-musicale ormai avvolto nella leggenda. Un punto di vista interno irrinunciabile da parte dell’ultimo superstite dei ‘ragni proveniente da Marte’, fatto di tecnicismi musicali ma anche di aneddoti molto quotidiani: le sessioni nelle cantine della magione vittoriana dei Jones per The Man Who Sold the World, i divertimenti e gli screzi negli appartamenti in comune o nelle dressing room dei concerti, i dettagli di incisione per Hunky Dory e Ziggy Stardust (due album capolavoro dei quali è recentemente ricorso il cinquantesimo anniversario), la forzatura verso l’uso del make up, l’emozione durante le storiche esibizioni sia sui palchi in patria e oltreoceano che negli studi radio-televisivi, il tempo libero durante la gig giapponese per Aladdin Sane… il tutto narrato con una prospettiva molto semplice e umana.

È emozionante ad esempio il ricordo del primo incontro con David, che esegue alla chitarra alcuni suoi futuri classici in fase ancora embrionale, così come è facile comprendere la delusione e l’amarezza vissute nel momento del licenziamento dopo la morte di Ziggy. Il batterista fu tra i primi a subire il brusco allontanamento dai progetti futuri di Bowie e, sebbene tra queste pagine non si rinvengano parole di particolare rancore o astio, la cronaca è sufficientemente chiara nel narrare la delusione scaturita dai litigiosi episodi rivelanti la caduta dell’artista David Robert Jones nella fittizia e malsana vita del suo pericoloso alter ego.

I ricordi e il cuore di Woody sono così puri da farlo focalizzare su quanto nel corso della sua esistenza è stato importante e genuino: la dedizione verso il rock, il proprio matrimonio, la famiglia, le amicizie, la sopravvivenza professionale… In extremis, a suo modo, arriva anche il chiarimento e la rappacificazione con colui al quale è dedicato questo volume, e ben conscio del fatto che probabilmente, nel bene e nel male, gli sarà per sempre debitore.

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