Recensioni

Terzo film “inglese” per Woody Allen e punto d’arrivo di un ciclo di “delitti e castighi” cominciato con i precedenti Scoop (2006) eMatch Point (2005) e che in realtà affonda le sue radici più lontano, in Crimini e misfatti(1989). Il desiderio vagheggiato di un riscatto sociale è la molla che muove i due rampanti protagonisti, in un confuso detour,nel quale i confini morali diventano sempre più labili fino alla perdizione del finale. Un noir essenziale, spogliato di ogni concessione al mélo, in cui il cinismo e l’humour nero del regista sono i netti vincitori.

Un’umanità proletaria tutt’intorno, che si dibatte nella lotta per la sopravvivenza, mentre l’aspirazione alla società altoborghese consuma soprattutto uno dei due fratelli,Ewan McGregor, che gestisce tra alti e bassi un ristorante insieme al padre. Più che agire, i due fratelli sono totalmente agiti dalle circostanze, che sembrano offrire loro un’occasione attraverso uno zio ricco, loro mentore e modello. Il prezzo da pagare sarà però alto e le conseguenze da affrontare non alla loro portata. Il più giovane (Colin Farrell) si dibatterà in mezzo agli scrupoli morali fino a restarne completamente sopraffatto e trascinare con sé anche il fratello, meno impermeabile agli scrupoli. L’inesorabilità del castigo arriva quindi alla fine del film, dopo l’elusione avvenuta inMatch Point. Non c’è scampo nell’azzardo, questa la conclusione, e il gioco non vale la candela.

C’è tutta l’ineluttabilità della tragedia greca (e il richiamo del titolo originale, Cassandra’s Dreamè eloquente, essendo il nome della barca che sarà loro fatale, portandoli alla morte, e qui c’è il richiamo all’analoga barca diScoop) e l’impossibilità quindi di sfuggire a un destino segnato. Un gioco a incastri in cui si attende l’omicidio che verrà, spartiacque drammaturgico che prepara il finale. “Alla fine, nella vita, si può contare solo sulla famiglia”: il rapporto simbiotico dei protagonisti marca anche la loro diversità caratteriale nell’affrontare la scelta tra morale e successo materiale, e il conseguente senso di colpa, vero motore della pellicola.

In questo terzo episodio il gioco mostra qua e là la corda, arrivando dopo, quando molto è già stato detto sull’argomento. Al solito tecnicamente ineccepibile, il film ha comunque il torto di essere arrivato buon ultimo. E il Nostro intanto già si è mosso altrove, lontano dagli scenari londinesi (ha girato infatti il prossimo film a Barcellona).

In sostanza un film amaro, velato da rarissimi momenti di commedia a cui Allen non rinuncia, dopo tutto. Film che comunque nulla aggiunge a quanto già detto dall’autore newyorkese finora. Che corre il rischio di realizzare puri esercizi di stile.

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