Recensioni

Marco Ricci è il leader della Casa Del Mirto, uno dei gruppi italiani che negli ultimi anni ha fatto più parlare di sé a livello internazionale grazie a una buona proposta glo-fi retrofila che piace sia all’indie rocker che al synth-popper. L’esordio in solitaria del frontman si stacca completamente dall’elettronica shoegaze del gruppo madre e si situa invece nel tunnel oscuro della techno.
Won è un viaggio a base di ritmiche darkissime, roba ipnotica ereditata da Detroit, rivista seguendo la lezione della Berlino di Maurizio & Co. In questo senso il disco ricorda alla larga la storica serie dei singoli della Basic Channel, ripensati con bassi più caldi e con una battuta leggermente più lenta, in fregola Pan Sonic, gruppo di cui Ricci ha dichiarato di essere fan. Il quadro dipinto dall’uomo è cupo, strafatto di alienazioni clubbiste (la title track), senza concessioni alla luce. Il discorso indaga la dimensione macchina-trance e la ripetizione ossessiva con spezie industrial, ma non sfocia in banali prosopopee nordiche, ripensando invece la matrice primigenia del genere con la mitteleuropa in testa, costruendo una delimitazione puntuale del trip (le camere onirico-progressive di Idyll I e II), tagliando il tempo con inserti post-goa che richiamano i 90 (Face Symmetry) e chiudendo con cupe svisate acide (Kiln).
Non sorprende che la matrice di questo progetto venga da Trento, sorta di ponte fra nord e sud, confine di idee fra Germania e Italia. Won parte bene, il suono è piantato sulla tradizione e verrà sicuramente apprezzato dai cultori della materia. Sette singoli che possono trovare casa sia nella prossima estate ibizenca che in terra d’Albione: non per niente il disco viene prodotto da Ample Play Records, etichetta dei Cornershop con base a Londra. Un side project da tener d’occhio.
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