Recensioni

6.2

Capita di sentire un po’ di tutto in zona black metal oggigiorno, a conferma della buona vitalità ritrovata grazie al lavoro di vecchie – e insuperabili – volpi scandinave come i Darkthrone, e nuove formazioni perlopiù americane che hanno fatto drizzare le orecchie alle nuove generazioni di pubblico, vedi il successo dei Deafheaven e il meno glorificato ma fondamentale trascendent black metal dei Liturgy.

Di questa seconda schiera fanno parte i Wolves In The Throne Room, band che riprende la classica formazione a due del black metal che fu e timbra il quinto album senza praticamente toccare chitarra e batteria. Celestite è infatti l’estremizzazione di un percorso già intrapreso con il precedente Celestial Lineage, sempre guidato in cabina di regia da quel Randall Dunn dei Master Musicians of Bukkake già al lavoro con Earth e Sunn O))), un percorso che diventa interamente strumentale, sviluppato tra new age, synth, psichedelia circolare e ambientazioni cupe manco fossimo qui a parlare dei Tangerine Dream del black metal. E in fondo è proprio questo il problema: i Tangerine Dream quaranta anni or sono facevano la stessa cosa con una sensibilità molto più sviluppata dei WITTR. Dunque va bene il cambio di prospettiva e un certo effetto sorpresa con questo sound synth-cristallino a tratti anche coinvolgente, ma se gli alunni continuano a stare due spanne sotto i maestri c’è da chiedersi se tutto sia riuscito nel migliore dei modi.

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