Recensioni

6.4

Dopo venticinque anni di carriera, Scott “Wino”
Weinrich, chitarrista dal passato glorioso negli ambienti metal, ha deciso di
fare per la prima volta le cose da solo. A seguito dello scioglimento della sua
ultima band, Hidden Hand, infatti, l’ex chitarrista di Obsessed e Saint Vitus,
gruppi che hanno scritto le prime pagine della storia del doom, ha pensato bene
di provare la strada solista, firmandosi con il solo nomignolo.

L’approccio è un po’ disorientante per la varietà di
elementi messi in campo. L’impronta doom conserva la sua influenza su un lavoro
che accosta con disinvoltura, ma anche con cognizione di causa, la psichedelia
(Wild Blue Yonder) l’acid blues (Release Me), il funk-metal (Smilin’ Road) e il Thrash (la Title-Track; The Woman In The Orange Pants), mentre un brano come Eyes Of The Flesh ricorda quanto siano
debitrici (ieri come oggi), le correnti più oscure del metal, ai primi Black Sabbath.

Non mancano le cadute di stile, come il rock un po’ amorfo di Secret Realm Devotion, e gli
stereotipati momenti di intimità con la chitarra (Water Crane e i vari assoli-fiume un po’ noiosetti) molto comuni
tra i chitarristi metallari. Ed abbondano le soluzioni scontate e decisamente
retrò, prevedibile richiamo alle migliori cose fatte in passato da Weinrich. Ma
c’è da tenere conto anche, che non ci troviamo di fronte l’album di un povero
cristo invecchiato e all’ultima spiaggia, ma di un musicista stagionato che
qualcosa da dire ancora ce l’ha. Al di là di tutti i possibili, probabili e
concepibili momenti revivalistici.

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