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6.2

Quanto può essere lungo un testamento? Ce lo chiedessimo rispetto a Willie Nelson, dovremmo rispondere che è infinito, perché l’impressione è che il texano abbia intenzione di continuare a incidere finché avrà fiato in corpo. A 87 anni pubblica così il suo settantesimo disco, fin dal titolo evidentemente legato al lato più romantico e morbido del suo country. Il suo lungo testamento potremmo farlo iniziare ufficialmente nel 2009 con la pubblicazione di American Classics, il disco per Blue Note che riproponeva la formula che lo ha reso celebre nel mondo: brani country (suoi e di altri) riproposti da crooner jazz. Da allora, dieci dischi o giù di lì, compreso un confronto con il classico dei classici americani (Summertime: Willie Nelson Sings Gershwin), l’omaggio al Cheerokee Boy (For the Good Times: A Tribute to Ray Price), l’uscita di un primo volume di un’antologia che si propone come definitiva (Remember Me, Vol. 1). L’impressione è quella di una attenta scultura del proprio personale Mount Rushmore del country e della canzone americana.

Per questo nuovo disco, Nelson torna sul tema dell’amore come – sempre in tema di anziani che ricordano il passato – avvenne in To All the Girls…, dove si intendevano tutte quelle che lui aveva amato. Tra numeri originali non indimenticabili, si pesca dall’outlaw country con la cover di We Are The Cowboys di (e con ospite) Bill Joe Shaver (texano pure lui, e classe 1939), un più giovane ma già oramai classico Toby Keith (Don’t Let The Old Man In), fino ai meno noti canzonieri di Wayne Kemp e Bobby Borchers, Sanger Shafer e Pete Graves. Ma il cerchio si chiude su Yesterday When I Was Young, adattamento in inglese di Hier Encore di Charles Aznavour, per mostrare che le orecchie del vecchio Nelson non sono state attente solo a quello che succedeva nell’orticello country. Tutto registrato in modo asciutto, diretto, con la voce gorgogliante di Nelson che fa ancora la sua figura, ma tutto un po’ lontano dal momento migliore della sua carriera sul fronte compositivo e performativo.

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