Recensioni
4.5

L’oracolo Orbit sforna l’ennesimo disco e dopo aver bazzicato nei meandri dell’alt-jazz oggi si riscopre amante di un certo electropop progressivo e vicino alla dance. Risultati? Decisamente prescindibili. Non bastano le fascinazioni retrò (gli 8 bit e i pad progressivi che andavano negli ’80), gli arrangiamenti big band (via Matthew Herbert), e nemmeno le citazioni più o meno velate a Miss Kittin (White Night), Stereolab (Neutron Star) o Beta Band (Treetop Club). Nulla di nuovo, anzi, addizionato di una patina kitsch difficilmente scrostabile.
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