Recensioni

7.7

Chi segue William Fitzsimmons è probabilmente abituato a un certo modo di trattare la materia sonora e la scrittura: eppure a ogni disco la sensazione di ritrovarsi è sempre diversa, pur rimanendo la stessa. Il disco che ti cambia una giornata attraverso piccoli bozzetti intimi e umidi, dove si posa un leggero raggio di sole che non riesce a sciogliere la brina di una notte.

Pittsburgh è il nuovo disco del cantautore americano, e contiene solo 7 tracce che bastano e avanzano per convincere a spingere ripetutamente play dopo il primo ascolto. La produzione è minimale, pulita, bastano un paio di chitarre e tre note di piano per mettere da subito le cose in chiaro – l’opening track I Had To Carry Her (Virginia Song) oppure la ballata quasi celtica che dà il nome al mini album: qui non si scherza, e con i pochissimi strumenti volutamente utilizzati si crea un intero mondo emotivo che viene offerto all’ascoltatore per osmosi.

Certamente, un leggero flirt con l’elettronica regala un diverso mood ad alcuni momenti di Pittsburgh: è il caso della seducente Better o della furbissima Matter, cui si perdonano una serie di riferimenti più o meno chiari alla hit Magic dei Coldplay. Ma la cosa non stona nell’economia del disco, perché la qualità del lavoro è tale da far chiudere un orecchio e far finta di nulla, soprattutto se c’è una canzone come Beacon ad attirare l’attenzione.

Ciò che colpisce di Pittsburgh è il suo essere intenso e ispirato, realizzato con pochi mezzi e tuttavia pulitissimo e portatore di un’estetica ancora rurale, realmente acustica e sana. E se un valzer delicato come Ghosts Of Penny Hills non vi trasmette l’impulso a schiacciare di nuovo play, allora avete perso tempo a leggere questa recensione.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette