Recensioni

Le questioni d’archivio sono ormai attitudini per Wiliam Basinski, oltre che un procedimento caro alle generazioni seriali cresciute tra laptop ed estetica rduzionista. Sono un modo per avviare critiche e nuove direzioni modellandole tra ricordi e nostalgie, anima e sfumatura. Lungo questa prassi 92982 i contorni conosciuti nelle prime tre tracce risalgono ai primi ’80, mentre l’ultima a quest’anno. Ci riferiamo al Basinski di Variations: A Movement In Chrome Primitive (pubblicato poi nel 2004) e a quello del successivo The River (risalente all’83 successivamente edito nel 2002).
Ed è da qui che occorre partire, acquisita l’esperienza con i manifesti dei Disintegration in Loop, il musicista si muove tra decadenza e malinconia liberata al sonoro fluire in stratificazioni, procedendo per sfuggenti frammenti di melodia in feedback e precari istanti d’intrappolata realtà (sample catturati dal centro di Brooklyn poi trattati).
Processi granulari, innervano le quattro tracce compiendo atti celebrativi di brillante e luminoso avvento. Sono incantesimi in sinfonia, metafore del tempo, un rituale in divenire infinito fatto di narcolettici passaggi e contrapposti ricompensi d’innegabile immensità. Basinski nega, o comunque argina, l’intervallo dando massimo risalto alla progressione che sia essa reclusa in un pianoforte o in un drone tout court.
Conosciuto per le sue fughe al passato, recluse tra alchimie in ambient ed apprezzato per i suoi capolavori, William Basinski ci accompagna con 92982 verso quella che è una sentita certezza stilistica e un sublime talento. Quell’arte contemplativa ed incantata che difficilmente i trascorsi, i confronti, i lavori compiuti ed il tempo porteranno via.
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