Recensioni

Quarto album per Will Stratton, nato in California ma presto stabilitosi in New Jersey, un cantautore polistrumentista classe '87 che sa scomodare paragoni importanti. Naturale quello con Sufjan Stevens, vuoi per il timbro vocale, vuoi per quel bazzicare la linea d'ombra tra fatamorgane folk e ruderi d'immaginario pop, non ultimo perché il buon Stevens ci ha messo lo zampino suonando l'oboe nel suo album d'esordio del 2007, What The Night Said. Più forzato il confronto con Nick Drake, ma la capacità di escogitare ballate come incantesimi cameristici (The Relatively Fair) possono giustificare l'approssimazione.
Ci aggiungerei un aggirarsi sperso tra risacche folk alla maniera dei migliori Red House Painters (Tell Me, Where Do I Begin?), un indolenzimento esistenziale vagamente Will Odlham (At The Table Of The Styx, You Divers) e certo lirismo trasfigurato come potrebbe un ibrido tra Gram Parsons ed il Van Morrison di Astral Weeks (The Relatively Fair, la title track). Un impasto che sa galleggiare tra l'assoluta derivatività e la calligrafia inedita, motivando con ciò il fascino sottile e discreto di questo Post Empire.
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