Recensioni

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Di cosa è fatta l’elettroacustica? Non verrebbe certo da rispondere di percussioni. Non verrebbe da dirlo come prima cosa, ma in effetti sarebbero da citare non pochi strumentisti e compositori che hanno scavato dall’interno le potenzialità di uno strumento singolo, batteria compresa. In Italia abbiamo Enrico Malatesta, talento puro e maestro di ricerca nel mettere in discussione il dato per scontato associato a uno strumento. Poi c’è Will Guthrie, australiano trasferito in Francia, più sanguigno di Malatesta (si ascolti in proposito Sticks, Stones & Breaking Bones, del 2012, ultima uscita solista di Will) e a tratti maggiormente accessibile per un ascolto più “tradizionale”. Di certo, di provenienza più jazzistica che “colta”.

Ciò detto, Sacrée Obsession ha una narrazione molto più spirituale. La prima traccia, lato A della pubblicazione, vive per la gran parte di campi lunghi costellati di pochi tocchi e di una finale, improvvisa catarsi in cui il pensiero rilascia il raccoglimento. Piatti e gong fanno da nuova ambientazione che sospende il giudizio all’inizio del secondo lato, per una corsa meditativa che ricorda tanto le escursioni a oriente (o negli astri, alla Sun Ra) del free jazz e della cosmicità avant-rock degli anni Settanta. Nel secondo lato Will tesse una “cavalcata di cavallette” – memore delle Sticks di qualche anno prima – costellata da rintocchi di gong che suonano come a sancire contenitori ritmici (iper dilatazioni di battute?), al loro interno abitati da decine di fini percosse alle pelli.

È la fisicità ultra presente di Guthrie l’effetto di senso più consistente del disco. In entrambi i casi: speriamo di rivederla presto all’opera, dal vivo.

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