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6.7

In seguito alla consacrazione ottenuta grazie al glitterato Reflektor, da una tournée che ha visto registrare sold-out in ogni dove e da una copertura mediatica eccezionale, non deve essere stato facile per gli Arcade Fire, una volta smontato il loro stroboscopico circo, ritrovarsi catapultati nella realtà. Deve esserci stato un momento, infatti, in cui tutti i membri del combo canadese – dai fratelli Butler a Régine, passando per i troppo-spesso-sottovalutati Richard, Tim e Jeremy – devono essersi ritrovati a pensare “Wow! E ora riusciremo a trovare un modo per spingerci oltre?”.

A rompere per primo questa sorta di ipotetica impasse ha pensato Will, il più piccolo dei fratelli Butler, che ha colto l’occasione del “rompete le righe” per buttarsi a capofitto in una nuova esperienza in solitaria (non una vera e propria novità, per il trentaduenne polistrumentista, che nel corso degli ultimi tre anni si è trovato a lavorare a soundtrack di film come Home Burial, diretto da Jeff Newberg, e Her, capolavoro di Spike Jonze con il quale il musicista ha concorso agli 86esimi Academy Awards nella categoria “migliore colonna sonora”).

Pre-annunciato attraverso un tweet sul canale ufficiale degli Arcade Fire il 9 novembre 2014, e confermato tre giorni dopo durante un’inattesa data in versione solista presso il Baby’s All Right di New York, Policy è il frutto di un’intensa settimana di registrazioni presso gli Electric Lady Studios della Grande Mela, durante le quale Will, accompagnato da Jeremy Gara alla batteria, è riuscito a mettere nero su bianco il suo flusso di coscienza musicale.

Nei trenta minuti scarsi il Nostro condensa, con estrema naturalezza, una quantità inverosimile di generi – si va dal rock’n’roll più classico (Take My Side) a quello in chiave folk à-la Violent Femmes (Son Of God), dall’energia pop-punk (What I Want) alla new-wave di bowiana memoria (Something’s Coming), fino a picchiare contro una spiazzante techno-pop in cui ad emergere sono frammenti TalkingHeadsiani (Anna) – che oltre a provare le ottime doti di polistrumentista, mettono in mostra tutto il suo talento nel riuscire a creare una perfetta amalgama di suoni che, se da un lato sembra coperta da una spessa coltre retrò, dall’altra dà come l’impressione di propendere verso il futuro e l’innovazione.

Ed è questa apparente contraddizione a innalzare il livello di curiosità attorno a quelle che saranno le mosse future di Butler (non da ultimo, l’esperimento che lo ha visto impegnato nella scrittura quotidiana di canzoni ispirate a news pubblicate dal giornale inglese, The Guardian) e degli anche-suoi Arcade Fire.

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