Recensioni

6.5

Nel 2012 lo Stoic EP già aveva definito delle coordinate intimiste post-nu-soul su binari solidi. Gli ingredienti erano trattamenti alla voce che ampliavano lo spettro e lo straniamento, qualche percussione in linea con le teorie dei Portishead e inevitabili rimandi alla scuola James Blake. Il tutto era comunque sintonizzato su una direzione che puntava più sulla canzone che sull’effetto, sulla nitidezza delle melodie più che sull’ostentazione delle macchine e degli effetti usati in studio.

Anche nel full-length James Kelly fa spuntare molti echi di pop. La voce maschile assomiglia infatti ad uno strano miscuglio fra Sting (Like Chrome), Jeff Buckley e Chris Martin dei Coldplay (Tongue), il tutto servito su un tappetino di basi nu-soul che piacciono molto alle malinconie post-How To Dress Well. In generale il tono del disco si mantiene su una buonissima capacità produttiva, che però sembra perdere mordente sulla lunga durata. Un buon lavoro “di genere” che non trattiene la tensione fino in fondo, scopiazzando il verbo di una moda già codificata. Molti brani sono comunque ascoltabilissimi e piaceranno anche agli amanti del pop tout court.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette