Recensioni
Vincitori in patria di un premio come il National Talent Of The Year per l’esordio Ten Makes a Face, i danesi When Saints Go Machine non sono certo un gruppo che si spende per la propria originalità. Melodicamente maneggiano il noto soul al calor bianco dell’Antony (solista e in feat. Hercules And Love Affair) e qualcosa di più terrigno dei – pur sempre smooth – Tv On The Radio; sul versante arrangiamento impastano una rivisitazione synth pop tra The Knife e Fever Ray a volte più chamber a volte più popular, passando spesso per forme canzone eighties di cui l’indie di questi anni non ha certo lesinato.
Tutte cose già ultra note al panorama elettronico-cantautorale internazionale, eppure il gusto e il senso della misura con la quale sono eseguite in questo Konkylie sono senz’altro da testimoniare e apprezzare. Un disclaimer potrebbe essere: gli When Saints Go Machine fanno chamber adult pop ponendosi esattamente agli antipodi dell’elettronica cheap in circolazione, il che significa niente Depeche Mode ma, nello specifico, Eurythmics e Everything But The Girl, e di entrambe le formazioni l’orecchio per catturarne aulicità e sadness.
Lodabile, infine, la funzionalità all’espressione di ogni mezzo utilizzato dal quartetto: fuori i citazionismi e postmodernismi del caso, e dentro coesione (il collante soulful scandinavo) e varietà poetiche (dal synth pop al balletto, passando per la chamber e qualcosa di ballabile).
Finalmente un album pop che non ha il fiato corto. Magari un po’ troppo perfettino, ma ampiamente sopra la media delle produzioni del genere.
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