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Still Praying è il nuovo album di Westside Gunn, rapper di Buffalo (N.Y.) fondatore di Griselda Records, e DJ Drama, storico produttore discografico nelle vesti di narratore del disco. Dopo il magnum opus Pray For Paris (2020) e l’inaffidabile And Then You Pray For Me (2023)  arriva il terzo capitolo della saga a nome “pray”. Come da prassi nell’universo di Griselda, Gunn architetta un tradizionale amalgamato di boom bap, jazz e drumless che non può non richiamare i grandi dell’east coast e non solo (MF DOOM, Big L, Cypress Hill, Slum Village, Madlib…).

L’hip hop statunitense da sempre flirta con il boom bap, attraversando costanti e ricchi flussi di revival del glorioso periodo firmato cassette e walkman. Gli incastri spettacolari di Rakim, il groove irresistibile dei The Roots, i crudi tecnicismi di Big Pun, sono da sempre muse ispiratrici imprescindibili per le nuove generazioni. Ad oggi, a continuare la tradizione proliferano grandi rappresentanti come Joey Badass e Freddie Gibbs, oltre a realtà più nascoste come Lord Sko, Ja’King The Divine, Javi Darko, e Griselda per l’appunto.

L’etichetta di Buffalo è dal 2012 un culto dell’underground statunitense capace di sopravvivere efficacemente all’interno di un mercato discografico insidioso. Nella sua orbita operano tra i rapper più stimati della scena (Benny The Butcher, Conway The Machine, Armani Caesar, Boldy James, Mach Hommy, Rome Streetz). Con strumentali ovattate, sulla falsariga del trip hop, talvolta drumless, e valorizzazione estrema del sample Gunn e compagni hanno costruito un sound difficilmente imitabile. Violenza di strada, ricchezza, slang, citazioni alla cultura underground, armi, ostentazione, sono tutti elementi estremamente ricorrenti nella poetica del gruppo.

Still Praying è il solito decoroso omaggio, ma niente di più. Un disco smaccatamente ripetitivo, fiacco, prevedibile. L’approccio di Gunn è immerso in un mordente visibilmente inibito. Le strumentali, pur confezionate da un team d’élite (Statik Selektiah, Conductor Williams, Daringer, DJ Muggs) suonano più scolastiche che mai, in particolare nella prima parte della tracklist. Fin troppo simili tra di loro risultano Beef Bar, Duran Duran, I Know Verdy, senza lasciare il segno. C’è spazio persino per un dimenticabile tentativo chopped and screwed in Speedy 40.

Verso i titoli di coda le cose vanno davvero per il verso giusto. La monumentale posse track in drumless Still Praying (Boldy James, Conway The Machine, Benny The Butcher, Stove God Cooks), è una delle più riuscite nella storia del collettivo, mentre la semplice ma efficace Runway Pieces At The Last Supper, dall’ipnotica melodia lo-fi bagnata di scratch, trasuda, più di altre tracce, quella malia e urgenza espressiva che ha sempre contraddistinto Gunn. Piacevole, infine, è l’elegante Underground Kings, impreziosita da una delle penne più interessanti del giro (Rome Streetz).

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