Recensioni

Che il biennio 2013-2014 sia il periodo della definitiva consacrazione dell’electro pop per le band italiane, a volte chill wave, a volte glo-fi, a volte più oscuro, a volte più aggressivo e techno, a volte più tropicale, a volte più glaciale, non è una novità. Come dicevamo in una recente intervista ai Casa del Mirto, «i territori esplorati solo nell’ultimo anno da M+A, Yakamoto Kotzuga, Niagara, Populous, Drink To Me, Welcome Back Sailors e altri, sono i più variegati: dalla jungle dance alla vapor wave, al witch house, dall’IDM, al chill wave, al glo-fi». Sembra che la musica italiana abbia deciso di tornare a navigare (è proprio il caso di dirlo, parlando di questo artista) sulle stesse frequenze. Basterà per determinare la nascita di una scena? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto a noi non rimane che fare i conti con l’ennesimo disco di elettronica “italiana” che quest’anno ha fatto breccia: Tourismo, secondo Lp dei Welcome Back Sailors.
La formula è ancora una volta quella di un electro pop nostalgico e fortemente emotivo, accompagnato da montagne di sintetizzatori che a volte portano l’energia della cassa dritta e altre volte coronano perfetti siparietti di ambient music. Malgrado un passato della band che la vorrebbe cresciuta a pane e punk rock, dietro le undici tracce di Tourismo si avverte una profonda e genuina devozione tanto verso la chill wave di Washed Out, Neon Indian, Radio Dept., quanto verso la Morr Music alla Notwist e Lali Puna o la 4AD in stile Cocteau Twins e Dead Can Dance.
Le novità più interessanti, rispetto al precedente Yes/Sun, riguardano l’approccio ai macchinari elettronici e il background (e quindi la consapevolezza) che sottostà a questo approccio. Diversamente dal disco del 2011, infatti, tutto è molto più a fuoco: vengono elusi e saggiamente evitati i richiami all’acustico, spostando l’attenzione sui sequencer e, soprattutto, su un ritrovato modo di affrontare il cantato, più in luce e più emozionale. Tutto questo non è altro che il frutto di una maggiore dimestichezza con il mezzo, ricavata dal peregrinare in tour, dimensione talmente importante per i WBS, da rientrare persino nel titolo del disco.
Al fianco di Best Friend, Shining Blue e Something Great, veri e propri pilastri della composizione di Tourismo, concepiti su un chorus estremamente orecchiabile e di forte impatto che sconfina nell’interstellare sintetico dei contorni, Love Is A Mirror e Falling possono contare sulla voce calda di Sara Loreni, che accompagna brani più asciutti ma allo stesso tempo ritmati da giri di basso in pieno stile french touch. Act Like You Are Crazy e Jason Dill, infine, vedono compiersi il quadro ambient anni ’80, con il sax di Stefano Cristi nel primo brano e la tromba di Paolo Moscatelli nel secondo.
Inserire Tourismo nel contesto attuale della musica italiana è un’operazione che fino a pochi anni fa avremmo ritenuto difficile. Oggi, grazie anche agli stessi Welcome Back Sailors, in qualche modo pionieri di questo genere, siamo qui a parlare della possibile rinascita di una scena italiana o, molto più semplicemente, di un disco a fuoco, che, con poche ma significative novità rispetto al precedente, fa fare alla band un discreto salto di qualità.
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