Recensioni

4.5

Forse non ci arrivo perché privo dei mezzi adatti a comprendere. Eppure non mi fanno ridere gli Ween, con i loro sketch triti e le battute buone per il Bagaglino. Però il fatto che siano ancora sulle scene qualcosa dovrà pur dire; ci dovranno essere – annidati da qualche parte – una morale, un significato, un motivo che ne giustifichi l‘esistenza. Perché non è davvero possibile che basti la musica, cari Mickey Melchiondo e Aaron Freeman, che in questo e.p. lasciate se non altro perdere virtuosismi e confusione stilistica vetero-zappiana, preferendo una briglia sciolta di cinque brani tra loro così diversi che sembra di ascoltare una compilation.

Qui danzerini (Friends: inenarrabile nefandezza tra Rednex e Bloodhound Gang!) e là reggae (una King Billy sfiatatissima); un minuto vi camuffate da latini (Light Me Up) e l’altro ricorrete a lustrini anni ‘80 (Slow Down Boy potrebbe esser un demo degli Spandau Ballet…) Vorreste far credere di conoscere il segreto del “nerd pop” arguto e perspicace, ma per promuovervi bisogna essere di bocca buonissima. O, magari, non capire niente di musica come il sottoscritto.

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