Recensioni

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Tempo d'uscire allo scoperto per gli shit-glo-dreamwaver (chiamateli come volete) rivelazione dello scorso anno. Il primo a fare outing è stato Neon Indian lo scorso maggio con Sleep Paralysts, e ora tocca a Wavves che prima con Post Acid (giugno) e poi con l'album lungo King Of The Beach, ha deciso di dare una sferzata professionale a una carriera altrimenti in declino.

Il terzo album del -gazer più odiato degli ultimi tempi segue le coordinate del singolo piazzando il nuovo corso sui binari dell’hardcore melodico e copia incollandoci un pizzico di kitcherie Beatles periodo Mersey beat (nel singolo e in Baseball Cards) e degli Animal Collective ululanti (Mickey Mouse), il disco è comunque un trionfo di sonorità fine Ottanta inizio Novanta con il bravo Dennis Herring (Modest Mouse, The Hives, Ben Folds, Mutemath) a settare le chitarre potenti e vintage quanto quelle del gruppo di Isaac Brock (Modest Mouse), e il nuovo Wavves a plettrare, con il culo parato, un misto tra i Nirvana più vicini agli Hüsker Dü (Super Soaker), Dinosaur Jr (Take On The World) e, naturalmente, Pixies (Linus Spacehead).

E chiaro come il sole che Nathan Williams voglia riportare l’oltre punk rock all’interesse dei coetanei imbottiti di sintetiche, i re però rimangono gli zii, e finché ci sono loro, non può che ciucciarsi il calzino.

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