Recensioni

7.2

Detto che nominare una band da una delle canzoni simbolo di Daniel Johnston significa assicurarsi la simpatia incondizionata da parte del critico di turno, l’esordio ufficiale dei fiorentini Walking The Cow ha tutte le carte in regola per conquistarsi anche la vostra, di simpatia. A suon di canzoni e arrangiamenti curiosi e ricercati, ancor prima che di ammiccamenti alla vostra discografia di culto. Sembra uscito da un laboratorio, Monsters Are Easy To Draw, per come dietro ogni passaggio, ogni stratificazione, ogni effetto, ogni sovrapposizione armonica ci sia un attento studio alchemico (a ben pensarci tutto l’opposto del matto texano, altroché). Non sono di primo pelo i cinque – due ex Pentolino’s più due Mirabilia, con l’aggiunta della vocalist Michelle Davis –  e si sente. Eppure, questa mezzoretta abbondante di musica riesce al contempo a suonarci spontanea, in un gioco a incastro tra immediata fascinazione melodica e il suddetto attento studio alchemico.

Per cui, se proprio volete un nome su tutti (tra quelli peraltro suggeriti dagli stessi in cartella stampa, ché la strategia di rimandi è orgogliosamente consapevole) vi diremmo i Fiery Furnaces, ma privi di quelle ardite spericolatezze proggy e devoti piuttosto ad apparentemente fragili costruzioni (post) folk; si tratti di un twee giocoso alla Moldy Peaches e psichedelico alla Barrett (Summer Dress), di armonie in stile Mellow Candle o di un ammiccamento smaccatamente Pavement-iano (Grandchildren Are Weird), l’equilibrio si mantiene in virtù anche  – soprattutto! – di una varietà timbrica di quelle che non trovi nel solito disco indie pop (bouzuki, ukulele, rhodes, harmonium, casio…). Da ascoltare e riascoltare se la vostra casa si trova da qualche parte in quella landa tra i Velvet Underground e i Fairport Convention, con tutto quel bendidio che ci sta di mezzo. 

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