Recensioni

Walking Mountains è Bartolomeo Sailer, sound artist di stanza a Bologna. Il suo nuovo progetto segue l’epopea Wang Inc., marchio di culto che lo ha fatto conosce alla scena elettronica internazionale fin dal 1999 – sulla Sonig dei Mouse On Mars – nonché progetto ideale per comprendere il passaggio che, tra i Novanta e i Duemila, ha portato la comunità elettronica verso sonorità concrete e un approccio maggiormente “suonato” (un nome di punta? Matmos). Da allora, Bart approfondisce queste tematiche in un frame di musica (pop)olare e non solo. Negli ultimi anni ha ampliato particolarmente lo spettro d’analisi nelle musiche per visuals con video artisti come Saguatti, Federico Pepe, Yuri Ancarani, mentre recentemente si è cimentato in Toilet Paper – progetto in condivisione con Pierpaolo Ferrari e Maurizio Cattelan – e in una mastodontica maratona per l’etichetta digitale 40033 records che lo ha portato alla realizzazione di una ottantina di tracce minimal dance in un anno.
Sempre per quest’ultima label, grazie al crowd founding, esce l’atteso debutto omonimo Walking Mountains, un album che ha richiesto più di un anno di lavoro e che si presenta come un melting pot degli ascolti di una vita, oltre che di ripescaggi mirati di psych, rock, kraut, prog e di tutte le pietre miliari 70s (da cui eredita lunghezza e suggestioni). Al centro il concetto di rivoluzione, gesto che sottintende una forte (e meditabonda) componente di resistenza passiva sviluppata sia a partire da un mondo familiare e interconesso (e mai del tutto decifrabile), sia all’interno di mura domestiche che liberano ma anche asfissiano. Il taglio potrebbe richiamare il concetto di broadcasting dal mondo che sappiamo ha intrigato gli Animal Collective nella realizzazione dell’ultimo album, qui sotto la lente di ingrandimento dell’open vision liquida dei Mouse On Mars e degli incastri acustico elettronici dei Matmos (al netto di humor).
Molto attento, Bart, a vestirsi delle miriadi di band che hanno influenzato il disco: Amon Düül e (a)simmetrie Can, cosmica Cluster, la psichedelia più marcia dei Throbbing Gristle (Ὀδύσσεια Book XII), l’influenza dichiarata capitale di ESKMO (guarda caso un mouseonmarsiano doc), il free-jazz di Peter Brotzmann e il trip hop più esoterico e black di Tricky. Molto a fuoco il taglio sonico, dove ambientazioni di cielo (ambient e psych) e terra (l’etno) oculatamente s’affidano a rock (chitarre) e hip e hop (campioni, filtri, break). Interessante anche la scelta di sondare dicotomie quali l’intimismo (e la sofferenza) del solo (No Poetry) vs la forza (e la propulsione) della moltitudine. Altrettanto importante la resa delle tracce, lungamente lavorate e soggette al continuo feedback della community di Bandcamp (dove sono state originariamente pubblicate). Materiale che nel master finale a cura di Mauro Andreolli (presso Das Ende Der Dinge), ha goduto di un sound all’altezza degli immaginari di riferimento.
Molto suonato (e percosso), ma pur sempre frutto di una sensibilità elettronica, Walking Mountains è un album a cui si ritorna sapendo di scoprirci sempre qualcosa di nuovo e ben cesellato. Certo prog via King Crimson (Holding Back), i Nine Inch Nails (My Revolution), lo status facebook di Umberto Palazzo e il sax di Enzo Casucci (The Dominant Class), la voce di Vincenzo Vasi (Ⓐ) on and on e mai nulla che sia una banale citazione.
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