Recensioni

6.9

Gli australiani di stanza a Los Angeles, VOWWS, si sono già conquistati una discreta fama, almeno tra gli addetti ai lavori. Si descrivono o li hanno descritti come death pop, ma non è affatto chiaro cosa il termine voglia dire. C’è una compilation di qualche anno fa che ha provato a fare chiarezza, ma senza perderci in questioni terminologiche, possiamo dire che si tratta di un insieme di band che si muovono lungo un asse estetico dark/goth aggiornato a tutto uno spettro di istanze anni ’90, a partire dal crossover e dalle sue commistioni elettroniche.

Nel terzo album I’ll Fill Your House With An Army troviamo Billy Howerdel alla produzione (A Perfect Circle), e anche in questa occasione gli ospiti di prestigio non sono mancati. Se nel debut, The Great Sun, erano Gary Numan e Thor Harris (allora negli Swans), e in seguito Chino Moreno dei Deftones compariva nel loro brano più noto, un rework della loro Structure Of Love, qui troviamo Josh Freese (prima Foo Fighters e ora ritornato nei NIN) nell’apertura Blood’s On Fire, una lievitazione dagli inferi Killing Joke all’arcangelica dei Depeche Mode tra di basso tellurico e chitarre hard psych. Ma anche Munky dei Korn che in Shudder scoperchia i sepolcri dei Bauhaus per imbrattarli di incubi al silicio dei Nine Inch Nails, in uno gioco di pressioni forte/piano, tensione/sensualità, con spessori metalcore.

Se questo è death pop, è già un sacco di cose. E se Pulls Me Apart e Hurt You ne mostrano un lato più intimo ma anche cinematografico-melodico, in Silhouette domina invece l’anima post-punk e synth pop del duo, con un crooning à la Gary Numan per lui (Matt) e un’anima più melodica per lei (Arezo “Rizz” Khanjani) che aggiunge dinamica a un intingolo ben dosato. In Hurt You ritroviamo altre sfumature ancora, quei risvolti surf rock già emersi in passato, sempre ripassati nel mascara.

I VOWWS sono stati spinti molto finora, tanto da generare qualche sospetto sulla loro bravura. La loro musica ha già conquistato il mondo della moda (vedi le collaborazioni con Comme Des Garçons, Alyx, Givenchy e Byredo), gli slot in apertura di band internazionali (vedi Deftones, Gojira) non si contano, ma non sembra aver conquistato ancora il grande pubblico. Che questo I’ll Fill Your House With An Army sia solido non vi è dubbio, anche se esce ancora come un prodotto in provetta. Più che ascoltarli a casa, sembra che la loro musica sia ancora funzionale ai live act: un (ottimo) intrattenimento in attesa che i giochi si facciano seri.

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