Recensioni

Cornelius è uno di quei tipi che ha fatto dell’imprevedibilità la propria cifra stilistica e REFRACTIONS non è certo immune, anche solo per la scelta del titolo. Un disco ispirato a specchi, prismi e Op art dove ripetizione, riflesso e rifrazione prendono una forma semplice e la rendono instabile, stratificata, continuamente cangiante. Ed è esattamente ciò che Oyamada fa con la materia sonora e che da Mellow Waves avevamo ricondotto a quel che definivamo (quasi dieci anni fa) processo di decostruzione eidetico del pop secondo i King Crimson degli 80s.
Una forma canzone onnivora, eccentrica ed eminentemente newyorchese per tensioni e geografie. Già in quel disco notavamo come l’impronta di Arto Lindsay potesse essere una reference interessante per parlare di come quel tessuto urbano si potesse sposare con altri mondi, latini e brasiliani nello specifico. Un orizzonte più pacificato, solare ed esotico che ritroviamo in quest’ultima prova come yin di uno yang fortemente improntato sulle correnti ben meno accomodanti della stagione Settanta/Ottanta. A maggior ragione perché Lindsay è qui presente in carne e ossa nella cangiante Bad Advice, un salotto tipicamente ottantiano, prezzemolato dalla sua chitarra funky e da basso e synth spugnosi di area disco.
Non è il solo ospite del disco: Sean Ono Lennon interviene con voce e testi su Aeons, brano costruito su tastiere spumeggianti e una chitarra ritmica che sempre al decennio edonista guarda con scrupolosa filologia. E sempre da quegli anni, ma da tutta un’altra prospettiva, si inseriscono i Monochrome Set, che ci mettono le tensioni del loro post-punk periodo Rough Trade in You Make Me Cyborg, di fatto una folk song dei Settanta riattualizzata sulle paranoie del decennio successivo.
Alienazione che informa di sé anche Mirrors, che nei suoi otto minuti riprende il discorso sulla Grande Mela da un’altra angolazione ancora, mettendoci dentro schegge no wave e le cowbell dei Liquid Liquid e ESG, riportate in auge in tempi recenti dagli LCD Soundsystem. Canzone prog, dicevamo: un’ossatura krauta viene giostrata su ripetizione, riflesso e continua rifrazione dei suoi caleidoscopici effetti. REFRACTIONS, appunto, che in un brano come Yumenemi acquistano i colori di un’abbacinante saudade psichedelica.
È il Cornelius che ci aspettiamo di ascoltare, sempre in bilico tra umano e artificiale (e non stupisce dunque che per comporlo abbia usato apertamente l’AI come un collaboratore, capace di aprire percorsi alternativi e generare possibilità estranee alle sue abitudini) ma è anche un Cornelius più accessibile e diretto. Ne sono conferma i due brani finali Twisting & Glistening e Dissolving Line, il primo più broskibeatiano e ballabile, il secondo al contrario più romantico, dilatato e nipponico per impostazione melodica. Un finale à la YMO per un album che ci conferma quanto ci è mancato in questo triennio. Facile fare di quest’approccio qualcosa di manierista e sterile, molto più difficile infilarci quella imprevedibilità che da sempre amiamo nel modo di Cornelius di intendere forma, gusto e contaminazione.
Amazon
