Recensioni

Il singolo Stamina rilasciato a inizio ottobre è stata una delle sorprese più eccitanti dell'anno. Tre anni di silenzio dall'ultimo Flashmob e già su Vitalic non contava più nessuno, dopo che il buon profilo tardo-electroclash di OK Cowboy sembrava essersi disciolto lungo una maggiore omologazione electro house. Poi due mosse shock, No More Sleep a luglio (e la cosa prometteva già bene) e Stamina, appunto, la bomba più violenta dell'anno, seguita da un videoclip di psicosi e ossessioni a metà strada tra Se7en e Baby's Got A Temper: un furore di aggressività ravey trasportata su un tessuto electro machista che neanche Boys Noize. E nell'esaltazione generale il pubblico elettrofilo si era convinto che Rave Age sarebbe stato il disco giusto per saziare senza sensi di colpa la fame di fuoco hardcore.
Sfizio non soddisfabile in toto. La rave age di Vitalic poteva essere dura ma doveva per forza scoprire gli angoli all'attitudine d'ascolto, un doppio campo d'azione in cui, si sa, il producer parigino è uno dei massimi esperti. Quindi accanto a ordigni nucleari hard-rave come Rave Kids Go si aggiungono pezzi di autoironia sfacciata à la Crookers come No More Sleep e The March Of Skabah (quanto saranno fighi live?), lapilli di rabbia giovanile (La Mort Sur Le Dancefloor, siam nei pressi dei Designer Drugs), splendide evoluzioni drogate della materia french nu-rave (Next I'm Ready, nonostante tutto quel refrain è killer come fosse pop) e persino rielaborazioni in salsa soundtracking (Nexus). Come a dire che oggi Vitalic è hardcore sì, ma non per forza di nicchia.
L'unico neo possibile per quel che poteva essere l'album più cattivo dell'anno è il reflusso della sponda synthpop/electroclash presente da sempre nel background di Vitalic. Qualcosa che va ancora più che bene quando riprende con stile le geometrie stuzzicanti di Miss Kittin in Lucky Star, ma che rischia di sfiorare il pacchiano nei momenti più 80s (la Fade Away altezza Scissor Sisters o Under Your Sun più sintonizzata sugli Hot Chip). Ma in un disco come questo, così in dialettica coi confini tra electro, rave e tamarro, certe cadute di stile si possono accettare anche come funzionali all'obiettivo. Anche perché tutto il resto si fa perdonare senza problemi. Dopo Rave Age è guerra aperta alla generazione Skrillex: qual è oggi l'hardcore con le palle?
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