Recensioni

Torna Vince Staples a tre anni di distanza dall’ottimo FM!, con un disco omonimo dalla direzione chiara e ben decifrabile ma sicuramente non del tutto preventivabile. Vince Staples è un disco molto breve: 22 minuti di durata totali ripartiti tra otto tracce e due interludi; nessun pezzo supera i tre minuti di durata, e l’album scorre via che è un piacere (sembra quasi un EP).
Se prolisso il buon Vince non lo è mai stato (prolifico invece sì), nemmeno così melodico e laid back l’avevamo mai sentito. Le produzioni sono firmate ancora da Kenny Beats (già alle macchine per FM!), che sostanzialmente smarmella tutto sciogliendo il groove innato nel flow del rapper in un caleidoscopio di pezzi lenti e molto compassati. È il disco perfetto da mettere in macchina guidando verso un tramonto estivo, blunt in mano e scazzo nel cuore. E se le tematiche che sentiamo girare sono bene o male sempre le solite – l’adolescenza sofferta, la vita di strada, il consueto tagliente sarcasmo – è da subito evidente che stilisticamente lo scarto c’è. Non siamo davanti a un lavoro necessariamente più pop, quanto piuttosto ad un semplice e consapevole decremento di bpm per abbracciare un generico canovaccio a base di stilose ballate hip hop. Gioca col soul ma senza esagerare nel fare il romanticone, anzi. Perché è vero che nell’iniziale ARE YOU WITH THAT? a tratti pare quasi di sentire Drake, ma il piglio è radicalmente diverso. Anzi, qua e là fa capolino addirittura un mood da James Blake altezza Assume Form (vedi LAW OF AVERAGES), oppure ci si imbatte in scorie vagamente latineggianti (TAKE ME HOME). In generale i beat sono sempre perfettamente a fuoco, quadrati e puliti senza mai strafare né sbavare, mantenendosi sempre croccanti grazie a qualche finezza interessante senza scadere nell’ostico (LIL FADE).
Certo, chi aspettava con ansia la nuova Norf Norf o una FUN! 2.0 rimarrà sicuramente deluso: qui banger schiacciasassi non ce ne sono, ad eccezione forse della conclusiva MHM con il suo bel bassone massaggiante, anche se pure lei resta saldamente nel solco del resto del disco. Che nonostante l’uniformità di struttura non sfocia mai nella noia grazie alla bontà dei pezzi (episodi scarsi non figurano) e alla fresca brevità del progetto. Non il migliore Vince Staples di sempre quindi, ma buono buono quello sì, come sempre.
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