Recensioni

Fu per il povero Vic uno snodo importante al di là del valore artistico, questo disco. Primo a recare impresso un marchio “major” e per di più quello prestigioso della Capitol, piacque nel ‘96 e piace tuttora per la maniera in cui – prendendoci in contropiede – fu solo parzialmente il condensato stilistico che ti potevi aspettare. Nessun annacquamento per un più ampio bacino d’utenza e nemmeno troppo guardarsi indietro per le medesime motivazioni. Sarà stata la genesi più del solito difficile, con Chesnutt a ripartire da capo dopo due mesi di lavorazione, o più probabilmente un’indole propensa a seguire l’istinto e fregarsene dei programmi a lungo termine. Come potevi del resto biasimarlo, nella sua condizione?
Più sensato abbandonarsi per l’ennesima volta alla solidità del trittico d’apertura (la malinconica Myrtle; New Town: un po’ Dylan e un po’ Cash; l’ineffabile Ladle), alle tinte pastello di Swelters, all’efficacia di Hot Seat e Degenerate. Una dimensione raccolta, offerta – con perversa, adorabile e coraggiosa scelta – nel passaggio a una multinazionale. Da trovare lì la quintessenza di quest’uomo fragile e Artista grandissimo, come in un finale costruito attorno alle meraviglie Threads e See You Around. Affermazioni di ulteriore e robusta classicità da parte di chi si apprestava a consegnare il primo Capolavoro The Salesman And Bernadette. Da mandare a memoria, oggi più che mai.
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