Recensioni

Non molla la presa, Andy Cabic, con la sua band oramai in giro da inizio anni 2000 per un totale, con questo, di sette dischi. Il momento migliore, forse l’unico che valesse la pena mettere in una qualche discoteca o playlist personale è quel secondo episodio, To Find Me Gone pubblicato su Fatcat, che gli ha anche dato il massimo della visibilità grazie a una riuscita e gradevole combinazione di pop e folk. Per questo Up on High la formula non varia molto, per la band di San Francisco: folk agrodolce perfetto per il sottofondo o l’easy listening mentre si fa altro.
È un po’ il problema che registravamo all’epoca di The Errant Charm: dischi così Cabic ne può continuare a scrivere a bizzeffe, ma graffiano come unghie di polistirolo. Non c’è niente che non vada nell’uptempo di All We Could Want o nel tiro di una To Who Knows Where. Ma sembrano scritte con il pilota automatico un po’ Banhart, un po’ Califone, un po’ Jeff Tweedy senza che ci sia davvero un mettersi in gioco. Probabilmente domani mattina Hold Tight o la title track finiranno nella colonna sonora di una qualche serie americana indie e tutti verranno a dare a noi degli idioti. La sostanza non cambia poi molto: bella copertina, ma il contenuto è quello che è.
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