Recensioni

A due anni di distanza dai primi passi solisti testimoniati da un promettente EP, Anna Viganò in arte Verano torna con un album ripartendo proprio dai positivi e interessanti spunti offerti in quei cinque brani intrisi di romanticismo un po’ malinconico un po’ nostalgico, in rigorosa punta di synth. Nell’andare a disegnare i dieci brani che compongono Panorama la formula di partenza resta pressoché la stessa e, grazie anche al fondamentale supporto alla produzione di Colapesce, i due hanno cercato di ampliare il respiro e la profondità dei brani. Le ombre sentimentali, una ricerca lessicale ragionata e arrangiamenti stratificati fanno il resto, accompagnando la musica di Verano verso il meritevole tentativo di compiere un ulteriore passo in avanti.
Il lavoro di cesello operato da Lorenzo Urciullo è più che percepibile e ha sicuramente contribuito a dare al disco un tratto più omogeneo e maturo, accompagnando per mano quel synth-pop cantautorale un po’ chiuso su sé stesso verso un sound più ricco, distinguibile e caratterizzante. Il disco si apre con un brano personale dedicato al padre e prosegue con Bombafragola e il suo bel ritornello radio-friendly a spingere il pezzo. Parquet, Portavoce e Oasi Hotel sono gli episodi più interessanti e convincenti, brani che non si fatica ad immaginare cantati da Colapesce, che qui invece si limita ai cori, con la voce di Verano un po’ incerta, un po’ sussurrata, affogata tra riflessioni amare ed elettroniche che arricchiscono e tengono sveglio il mood del disco.
Seppur positivo e interessante nel suo voler cercare soluzioni non banali e smarcarsi dagli stereotipi del rock al femminile di questi anni, Panorama ha un po’ il sapore di un lavoro riuscito soltanto in parte, una tappa importante di un percorso di maturazione verso una cifra stilistica personale che non si può dire però ancora raggiunta.
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