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6.8

Davide Iacono è un pianista e autore siciliano. Si era fatto apprezzare due anni fa con l'esordio Sic Volvere Parcas, interamente strumentale, che oltre a far appuntare il suo nome sul catalogo dei runners italiani gli ha fatto guadagnare la considerazione di Cesare Basile, Amor Fou, Zen Circus e Franco Battiato tra gli altri, per i quali è stato chiamato ad aprire i concerti. Col sophomore spinge sull'acceleratore realizzando un ordigno pop orchestrale che prende le mosse principalmente dagli ultimi Sigur Ròs, quelli della trepidazione panica, iperbucolica e carnascialesca, introducendo un canto flautato che spennella enigmi pastello tanto per suggerire una presenza sì umana ma pur sempre onirica.

Fiati, vibrafoni, clap hand e un'indolenza visionaria da Verdena fauni in Di roccia, morriconismo strisciante per visionarietà resinosa in Correnti del nord, vampe vaudeville Hidden Cameras su carretti siciliani e vibrazioni jazzy in Delfini, qualcosa degli intermezzi strumentali del Battisti di Amore, non amore in L'alba dentro: scene da un immaginario espanso che tenta l'impresa quasi impossibile di incrociare coordinate così lontane così vicine, astrazioni nordiche e miraggi mediterranei. L'impressione del già sentito non ti abbandona mai, però a dire il vero neanche il senso di pura festa auditiva.

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