Recensioni

Una discografia labirintica, quella di Vegyn, nome d’arte del producer elettronico britannico Joseph Thornalley. The Road To Hell Is Paved With Good Intentions è infatti il secondo album in studio dopo Only Diamonds Cut Diamonds del 2019, ma il suo repertorio contiene svariati EP, singoli, album collaborativi o sotto pseudonimo (Headache). Dopo essere stato lanciato da James Blake in una sua residency a BBC Radio 1 nel 2014, lo schivo Thornalley ha iniziato a mettere il suo marchio su buona parte di produzioni degli ultimi anni che condividono un’idea di fondo di nostalgia, di vaghezza, ricordo sbiadito o, al contrario, sovraesposto (Astroworld di Travis Scott, ma anche Dean Blunt, Duval Timothy, Shygirl). L’apice del suo percorso da collaboratore raggiunto con Endless e Blonde di Frank Ocean, lavori che traducono la nostalgia, la dreaminess e una certa malinconia sorridente in un discorso estetico coerente.
Questi stati d’animo liminali, dialettica fra intensità e malinconia proiettiva, quel vivere un momento così intensamente da provare simultaneamente già nostalgia per il dopo. Nelle sue stesse parole, happy melancholy. Colin Groundwater su The Quietus ha usato la formula dreamy sense of distant familiarity. Emma Garland, che ha intervistato Vegyn per Crack Magazine definisce questa qualità intangibile in modo più articolato:
Humor e malinconia si intrecciano per riflettere il sentimento di essere davvero presenti – spesso così forte da diventare intollerabile, evocando la malinconia per qualcosa che sta avvenendo proprio in quel momento.
Emma Garland
Insomma, abbastanza chiaro eppure poco definibile a parole. Una qualità ipnagogica, da sogno febbrile nel repertorio di Vegyn, che in questo disco si palesa forse con maggiore forza, visto che la quasi totalità dei pezzi sono cantati, a differenza di uscite precedenti, e dunque contengono una più spiccata componente melodica. Contribuiscono al velame onirico inserti da trasmissioni radiofoniche (Halo Flip) o preghiere mutuate dagli AA, su ricami puntinisti di pianoforte (A Dream Goes On Forever), meccanismi codificati da OPN che qui hanno anche un ruolo umoristico e di decompressione, come per riprendersi da una forte emozione e ri-ancorarsi al reale. L’impressionismo, il riuscire a mettere sinesteticamente in musica stati d’animo connotati dalla distanza è un’operazione non nuova (dai Boards Of Canada in giù). Vegyn ci riesce con una molteplicità di dispositivi formali ed espressivi, dalla trance di Makeshift Tourniquet a suggestioni armoniche Midwest Emo (Halo Flip o Time Well Spent) fino all’estetica post-rave da cameretta dell’ultimo Mura Masa (Another 9 Days).
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