Recensioni

Approda sulla Sonic Belligeranza il misterioso duo formato da Vega Lee e John Nova, partigiani sonici provenienti da un distopico futuro non così lontano o improbabile: li avevamo apprezzati già durante il lockdown primaverile (quando, in realtà con un po’ di ritardo, abbiamo segnalato l’esordio iSpace Dreams), mentre ora li ritroviamo, con un nuovo, sincretico alias, ospiti sull’etichetta del mitico DJ Balli (d’altronde tra geniali outsider ci si capisce immediatamente).
Dove il debutto era un concept-album ispirato a visioni e concetti ballardiani sul tempo e sullo spazio interiore, sviluppato tra inaspettati virtuosismi jazz ed esplorazioni ambient-techno (insomma un disco perfetto per il lungo periodo di quarantena obbligata), il nuovo Nogod In Sirius parte da stimoli altrettanto concettuali, ma disegna paesaggi musicali più dilatati e, in una certa maniera, inquieti.
Il disco si compone di quattro lunghe tracce che raggiungono quasi l’ora intera di musica: si parte, come immaginario e tavolozza sonica, da riferimenti afro-futuristici comprendenti la favolosa popolazione maliana dei Dogon, il rovente jazz elettrico di Miles Davis e la techno liquida dei Drexciya; il tutto è però riletto e interpretato con una sensibilità avanguardista molto europea, figlia tanto del krautrock quanto dei maestri della sperimentazione più ambientale e soffusa (da Brian Eno a Rafael Antonio Irisarri, passando ovviamente per il dub astratto e multiforme di Jah Wobble). Aprono questa traversata astronomica le prime due parti di Sirius che, in venticinque minuti abbondanti, muovono dai field-recordings di apertura verso la kosmische spettrale della seconda sezione, attraversando nel frattempo morbida electro, downtempo psichedelico, ronzante drone noise e rarefatte atmosfere contemporary jazz. La seconda metà dell’album risulta, se possibile, più placida e contemporaneamente lisergica: soprattutto la conclusiva No God in Sirius è un gioiellino ambient stratificato e avvolgente che pare suggerire una inarrestabile deriva siderale, mentre la precedente This Is the NEW New Age: Nova Nommo, Tegu, Vega Tolo è una toccante suite elettronica capace di alternare con misurata maestria distorsioni importanti e soluzioni meno disturbanti e cupe.
Nogod In Sirius è un’opera che però va oltre la mera raccolta di musica e diventa riflessione sull’esistenza e il ruolo dell’uomo nell’universo: la tradizione dei Dogon e le suggestioni sci-fi esplicitano questo passaggio, lasciando invece alle quattro gargantuesche composizioni il compito di accompagnare l’ascoltatore verso orizzonti inediti.
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