Recensioni

Un suono etereo e oscuro. Il rumore e la ripetitività come volano per la catarsi del dancefloor. Dominick Fernow, con il suo principale progetto, Prurient, ci ha abituato a narcolettiche immersioni nel noise, in ambienti industrial tetri eppure suggestivi. Come Vatican Shadow, moniker aperto nel 2012 come concept di musica elettronica industriale centrato sulla guerra in Iraq e relativa sfera mediatico-propagandistica, ha trasportato la sua cifra stilistica sui quattro tempi della techno che funziona a Berlino e al Berghain. Proprio per lo storico tempio del clubbing, VS ha curato l’ottavo episodio della serie di missati, firmando al contempo un doppio EP dove la techno, buia, industriale e rumorosa, la fa da padrona.
In realtà, la sua firma diretta nel lavoro, come Prurient, compare solo in un pezzo, Venom Timetablaes, realizzato assieme agli Ugandan Methods, il micidiale duo composto da Regis e Ancient Methods. 4 minuti e 13 di saliscendi di droni spaziali, spasmi industriali che danno solo la parvenza di costruire un ritmo quadrato. Per il resto, VS si “limita” a raccogliere il meglio dei producer che esplorano il lato più perverso e decadente dell’elettronica: si va dal loop di archi noir e arpeggi incalzanti di Virile Games in Black Iron Prison alla totale libertà noise del rumorista giapponese Merzbow in Loop 1, 2, 3, 4, mentre Genesis P-Orridge interviene saltuariamente con spoken word dal tono esoterico.
Ma le perle da dancefloor non mancano: Ron Morelli con Colts Neck si lancia in un devastante treno tra minimal techno e bombe industriali, la newyorkese Volvox increspa le menti con divagazioni acide (Becoming) mentre Alberich punta su una travolgente cavalcata sporca, graffiata, ruvida. Materiale che al Berghain funziona, eccome.
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