Recensioni

7.2

Dopo tre album autoprodotti e una discreta gavetta, l’incontro con Dan Auerbach dei Black Keys è stato molto propizio per la trentenne musicista americana Valerie June. Originaria di Memphis, Tennessee, una cascata di dreadlock su un viso irresistibile, la nera Valerie mescola blues, soul, gospel e folk. Pushin’ Against A Stone era stato co-scritto e co-prodotto da Auerbach, insieme a Kevin Augunas (Edward Sharpe & The Magnetic Zeros, Florence & The Machine) nel luglio 2011, ed esce solo ora in UK e Europa su Sunday Best.

C’è freschezza e impeto melodico, espressività e soul a volontà, folk e rock rivisitato e tanta, tanta anima, in questo ben coadiuvata dal producer. Va da sé che il disco sappia tanto di Black Keys in salsa femminile, con il valore aggiunto del raccontarsi in prima persona da parte di Valerie, soprattutto riguardo agli esordi difficili.

Il singolo You Can’t Be Told è puro sound vintage 60’s e 70’s, Somebody To Love vede la presenza e la co-­scrittura della leggenda Booker T. Jones, la title track odora ancora di vintage e di Phil Spector, il banjo, uno degli strumenti che la Nostra suona, fa la sua comparsa in più di un’occasione. Per il resto tanto Van Morrison e Billie Holliday, il blues delle radici, i Rolling Stones e, in generale, un recupero post come già tanti prima di lei, i White Stripes per citarne alcuni. Con un fiero proclama di old school music da parte di Valerie che sa però di modernismo.

Non un esordio vero e proprio allora, ma una conferma e la scoperta di un bel talento.

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