Recensioni

7.3

L’attesa conferma di un talento cristallino. Potrebbero bastare queste parole per definire Zoom, primo album dell’olandese Thessa Torsing in arte upsammy, dopo il riuscitissimo minialbum Wild Chamber e la manciata di brani ed EP su etichette di tutto rispetto (Nous’Klaer, Die Orakel, Whities). Dalla Nous’klaer di Rotterdam, la giovane producer approda ad Amsterdam in casa dell’inarrestabile Dekmantel e il risultato è all’altezza delle più rosee aspettative.

Zoom parte da una domanda, tanto semplice quanto profonda: “Is mechanisation incompatible with the splendor of nature?” Domanda alla quale upsammy risponde con 45 minuti di (neo) IDM organica, ostentatamente elettronica ma mai troppo levigata e patinata. “I like little imperfections” scrive la producer, invitandoci a focalizzarci sulle piccole cose che ci circondano nella quotidianità, sui dettagli. E difatti la sua è un’elettronica che pullula di guizzi e derive che si allontanano dalla fredda schematicità di molti suoi colleghi, così come l’album è intessuto di dettagli fino a sopraffarci di sbrilluccichi e minuzie nascoste all’ascolto distratto. Se è innegabile che upsammy si sia abbeverata alla fonte dell’IDM nineties di matrice Warp e dintorni, ne ha altresì rimasticato il lessico riuscendo nell’impresa non facile di suonare fresca e scacciare il pericolo di un’ennesima copia derivativa in carta carbone della golden age che fu.

È un album di contrasti, Zoom; contrasti che trovano un loro equilibrio precario e prezioso. Ascoltando queste undici tracce, sentiamo il macchinico che si fa naturale e tutto ciò che afferisce al naturale che svela la meccanica e la matematica celata al di sotto della superficie. Una commistione di algidità e sensualità, analogico e digitale, mondo naturale e macchina, che si riflette anche nella strumentazione usata: una drum machine, Ableton, kit modulari e field recordings.

Sin dall’apertura (l’intro pastorale di Melt in my heated hands  e l’andamento quasi trip hop di Growing out of the plastic box) le immagini evocate sono una staffetta continua tra placidi scenari bucolici – distese verdi lussureggianti e assolati mattini primaverili, dolce indolenza – e quell’aura misteriosa da fiabe nordiche, con alcune linee melodiche e soprattutto le drums più spigolose e glaciali a tenerci sempre in allerta (la suspense sci-fi di Send-Zen, traccia più sinistra del lotto, e il mistero che aleggia in It drips). Se di paesaggio sonoro agreste si tratta, è pur sempre un idillio ricamato sullo sfondo della contemporaneità; un’ode bucolica che non rigetta le diavolerie elettroniche, ma ci va a nozze e le piega ai suoi fini. Esemplare l’anthem anti-accelerazionista (ma pur sempre figlio della tecnologia) di Echo boomed. Suona volontariamente leggero e sinuoso, Zoom, anche quando si sale in alta quota con i BPM: Subsoil e Extra warm riescono a rendere delicati e graziosi i rispettivi 160 e 170 BPM, di solito forieri di frenesie esplosive ed estenuanti. E che dire di Overlowering? Treminutiequarantaduesecondi di pura estasi. Melodia e synth di contorno semplicemente  i r r e s i s t i b i l i  su pattern electro-IDM da ascoltare in loop per ore. Per chi scrive, vale da sola l’acquisto del disco.

Per certi versi, questo lavoro potrà far pensare alla folktronica (Mùm, Four Tet prima dell’inebriamento clubbing) di inizio millennio, così come agli incastri di ritmiche e atmosfere eteree di un Teebs o un Gold Panda di un decennio dopo; ma laddove questi optavano per una sorta di naivitè e sintesi orientata ad appianare i contrasti tra analogico e digitale, caldo e freddo, organico e meccanico, Upsammy ci offre invece una visione in cui i termini opposti coesistono in armonia piuttosto che annullarsi vicendevolmente. La press release parla di luce, che irradia l’album in due modi: la luminosità emanata dai brani (azzeccare tutte le melodie non è abilità comune, ma upsammy sembra riuscirci con una naturalezza disarmante), e la luce della foto di copertina – scattata dall’artista su un ghiacciaio svizzero – che si riflette multiforme sulla superficie del blocco di ghiaccio da lei tenuto in mano.

Ecco, non c’è immagine più riuscita per rappresentare il groviglio di melodie e ritmiche cui abbandonarsi durante l’ascolto di Zoom. “I’ve always had a lot of curiosity for my surroundings, trying to grasp, understand and be amazed by what is around me”: mentre molti sono impegnati da tempo a spingere sull’acceleratore, upsammy decelera e ci dimostra che, rallentando, ci si gode maggiormente il paesaggio.

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