Recensioni

Una cinquantina di anni di attività musicale senza visibilmente risentire di inevitabile stanchezza, mancanza di ispirazione e paralizzanti blocchi creativi non sono un traguardo alla portata di molti. A quanto pare, problemi con cui Karl Hyde e Rick Smith, meglio conosciuti come Underworld, non sembrano aver mai dovuto avere a che fare. La ricetta del loro riuscito “matrimonio artistico” è difficile da sintetizzare, anche se proprio dovendo, la si potrebbe racchiudere nel motto “Avere il coraggio della sperimentazione, sempre”. Non che il duo abbia mai cercato di liberarsi radicalmente dal proprio abito musicale, aggiungendo piuttosto nuovi strati a quelli già esistenti ed incastrando tra di loro elementi stilistici tra i più disparati. Questo loro nuovo album ne è la più chiara dimostrazione. Se c’è un filo rosso che scorre lungo tutto il loro percorso artistico è quello dell’aderenza con la realtà che li ha circondati di volta in volta, mostrandoceli sempre al passo coi tempi, pur restando sempre fedeli a se stessi. Proprietari di un’identità musicale inconfondibile.
Il mastodontico progetto intitolato Drift – che li ha visti scrivere, registrare e pubblicare una canzone ogni settimana lungo tutto il 2019, mettendo in atto numerose collaborazione ed accompagnando il tutto da elaborato materiale multimediale – li ha probabilmente portati ai limiti delle proprie capacità produttive ma non certo dell’ispirazione, quella che in questo Strawberry Hotel non sembra proprio latitare. La sua relativa compattezza, derivata anche da una durata poco inferiore ai settanta minuti, non ne limita ad ogni modo la portata ed il raggio stilistico, offrendo alcune piacevoli conferme e rassicuranti Déjà-vu e riservando alcune sorprese.
La trilogia composta da Dubnobasswithmyheadman, Second Toughest In The Infants, and Beaucoup Fish è dove le fondamenta portanti per il sound del duo (per un certo periodo coadiuvato dal fuoriuscito Darren Emerson) sono state solidamente gettate, questo dopo tante false partenze, pause di ripensamento ed altre ripartenze, dalla fine degli anni ’70 ai primi anni ’90, il decennio che ha favorito la definitiva cristallizzazione del loro sound, che è quello che gli ha permesso di ottenere anche il più vasto successo commerciale.
È proprio nell’inarrestabile ed irresistibile energia propulsiva della loro più grande hit, quella Born Slippy che avrebbe fatto la fortuna loro e di Trainspotting, la pellicola cinematografica alla quale è indissolubilmente legata, che il duo trova ancora una volta la giusta ispirazione per vincere e convincere, come è senza ombra di dubbio nel caso di tracce quali denver luna (che del loro già citato best-seller sembra essere il più diretto seguito), Techno Shinkansen e and the colour red. Sweet Lands Experience, Lewis in Pomona e Hilo Sky concedono attimi di respiro all’ascoltatore, rallentando i bpm ed aprendo le serrate ritmiche con le loro più ariose viste panoramiche mentre la seconda metà dell’album osa il tutto per tutto, riportando Hyde e Smith ad indulgere con convinzione nella loro propensione alla sperimentazione, con lo spoken word di Ottavia (ospite in veste di voce narrante di Esme Bronwen-Smith, figlia dello stesso Rick) e la finale, chitarristica Stick Man Test ad attirare in particolare l’attenzione, incastrate come sono tra gli atmosferici tappeti di fantasticherie sintetiche quali Gene Pool, Oh Thorn ed il duetto marziano di Iron Bones, con la voce di Nina Nastasia ad alternarsi a quella di Hyde. Ma a parte l’immancabile cura per i dettagli sonori e la contagiosa carica ritmica del tutto, è il sognante flusso di coscienza dello stesso cantante e paroliere che, al solito, meriterebbe da solo ripetuti ascolti per cercare di coglierne le finezze linguistiche e la profondità di osservazione.
Ammesso che la febbricitante e visionaria intensità dei loro album più celebrati non potrà più tornare ad essere la stessa (come, d’altra parte, il fermento di una decade musicale come quella dei ’90s non si ripeterà mai più), Strawberry Hotel mostra gli Underworld, ancora una volta, in stato di grazia creativa. Ispirati, instancabili e combattivamente energici e curiosi, nonostante i cinque decenni di carriera alle spalle. Un esempio da seguire per tutti.
Amazon
