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Stavolta siamo proprio all’essenza ultima del duello. Xabier Iriondo e Paolo Cantù sono soli, l’uno di fronte all’altro, lame sguainate pronte ad affrontarsi. Lo scontro è senza esclusione di colpi. Breve, intenso e all’ultimo sangue, come nella migliore tradizione cavalleresca. Il duo si mette in gioco in toto, passione per le musiche rumorose e propensione free incluse: due uomini e un’anima divisa in due, aderente ai due lati del 10” Tre (anche in splendida versione CD cartonato). Il primo, quello primitivo, aggressivo, rumoroso viaggia sul noise espressivo (Le Stesse Cose Che Ho Fatto), tutto spigoli e curve a gomito, sfaccettato come un caleidoscopio rotto e sull’orlo della distorsione (Sono La Nostra Storia); il secondo frammenta l’animo a colpi di improvvisazione, elettrico ed acustico scavano l’uno nelle vene dell’altro, mentre voci “trovate” rendono il tutto sfuggente ed ectoplasmico (Train Is The Place).

Uncode Duello dimostra ancora una volta non solo di saper camminare nelle impervie vie dell’impro-rock più deforme e rumoroso, ma anche di indicare il cammino a chi voglia seguirlo.

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