Recensioni

Disco di un duo che però è una moltitudine. Non solo numericamente, dato che alla premiata ditta di Cantù e Iriondo, si aggiunge uno stuolo di amici e collaboratori. I batteristi innanzitutto: a Lucio Sagone e Christian Calcagnile, già presenti nell’omonimo esordio, si sono aggiunti Claudia De Simone di Aghata e il sinistro Bertacchini, con il quale Iriondo ha firmato l’ultimo volume della MailSeries della Wallace. Ma da segnalare è un ospite in particolare, Federico Ciappini, cantante di Six Minute War Madness, che presta la sua voce in tre pezzi, tra cui l’iniziale Le cose più importanti. Sì, perché appena il disco parte non sembra di essere di fronte a un album del duo, ma a qualcosa di altro. Sembrano scorrere in pochi minuti (in quei pochi secondi di stupore iniziale) gli ultimi 10, forse 15 anni di rock alternativo italiano. Dentro ci sono ovviamente SMWM e l’idea di una via italiana al rock internazionale, ma anche i Massimo Volume più grezzi del periodo pre-Stanze, gli Afterhours esterofili e mille altre cose ancora. Un attacco emotivamente da 30 e lode.
Non c’è però solo spazio per sentimenti come la nostalgia. Il disco vive di vita propria fra rock songs compiute e sprazzi di impro; della prima categoria fanno parte pezzi come la citata le cose più importanti, I piaceri del mezzofondo (Giò dei La Crus che canta su un pezzo out-rock degli Starfuckers?) o la conclusiva Don Lope De Aguirre, dall’andatura claudicante simil Madrigali Magri / El Muniria prima della catarsi finale. Sul versante meno convenzionalmente rock trovano spazio le deflagrazioni represse di Contronatura, le frasi musicali autistiche di Traidor, Cobarde, Asesino, la fattanza indianeggiante di Wir Sind Ein Opernbau o le sospensioni di Dentro al muro. Sia chiaro, la divisione tra le due anime non è così netta e tende spesso alla compenetrazione, come succede nell’afasica cavalcata ritmica di The Great Crane. Ottimo poi l’uso dei nastri preregistrati che dona un tocco cinematografico alle atmosfere sospese del duo + molti.
Come se la lotta tra i due pupi in copertina, quello più compiutamente rock e quello impro-destrutturato, si fosse risolta in un Ex Æquo che rappresenta una sorta di ideale summa del lavoro svolto sul corpo morto del rock italico dalla frantumazione di A Short Apnea nei mille progetti odierni.
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