Recensioni

A volte il “momento” è tutto, riesce a rendere effettivo quello che rimarrebbe irrisolto per sempre, traduce in realtà l’esigenza espressiva nata da un incontro. È quello che è successo a Berlino a Rhys Edwards e Rhys Williams, che nel tempo hanno aggiornato di continuo la loro identità musicale cambiando line-up e nome ai loro gruppi, fino a riversare la loro indole nel progetto Ulrika Spacek, che esordisce per Tough Love col disco The Album Paranoia.
Un perfetto concentrato di My Bloody Valentine, mitigato da una new-wave quadrata, di quella familiare agli acerbi Warsaw (come nella prima parte di Beta Male e in Nk), Deerhunter con accenni di Blur (Circa 1954, più shoegaze, Strawberry Glue, più brit-pop) e Sonic Youth (She’s A Cult). Chitarre che si incastrano alla perfezione con una ritmica a volte sulla scia dei Crocodiles (There’s A Little Passing Cloud You), altre volte più eterea. Un innesto di tastiere e, di tanto in tanto, una spinta in più con saturazioni e saliscendi ruvidi, rendono questo album un’esperienza di cui godere dall’inizio alla fine. The Album Paranoia scorre via tra momenti psichedelici e post-rock più riflessivi e introspettivi e fasi di gran pop velato ma piacevole che fonde due elementi in netto contrasto tra loro ma molto efficaci: l’immediatezza del punk e un concettualismo strutturale che si concretizza in alcune suite di quasi sette minuti (ben tre nella tracklist). Un riferimento palese a Thom Yorke a ai suoi Radiohead – a metà tra Creep e le ballate di Ok Computer e Hail To The Thief – nella conclusiva Airportism chiude il tutto al meglio.
Gli Ulrika Spacek concretizzano la loro cifra stilistica con un disco ben fatto, che non è solo una raccolta di canzoni, ma un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio, un viaggio a volte complicato ma nel complesso affascinante.
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