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6.9

Si è già detto in queste pagine come i Tyvek, nel giro di pochi anni, abbiano mostrato due anime distinte: una weird e abrasiva risalente agli esordi (Tyvek e Fast Metabolism), con singoli fluttuanti tra punk post punk shitgaze e garage, un'altra più noiosa come punkers precisini, tutti anthem e zero fuochi d'artificio (Nothing fits). A questo punto On triple Beam, terzo disco, ancora su In The Red, ne è la prova del nove.

Non essendo cuori impavidi, i quattro se ne escono con la mossa del pot-pourri: prendono un po' di questo un po' di quello speziando con qualcosa di nuovo, ovvero un'ambientazione ossessiva e reiterante. Le chitarre spigolano sempre gli stessi giri e per una volta sferragliano senza esagerare con brutture shit/lo-fi, mentre le ritmiche marciano asfissianti a conferma di una tensione sempre presente e temperata. Pezzo chiave: l'ingranaggio a ciclo continuo Efficency con echi no wave. E poi guardare indietro è sinonimo di varietà. A momenti torna una scrittura originale (Little Richard e il suo riuscito gioco pieno/vuoto), nervosa, sgangherata, con un paio di immancabili standard punk (al grido di don't say/don't say/don't say no/just say yeah/yeah yeah yeah) e garage ricamati a dovere. 

Nuovo punto di partenza, On triple Beams non fa gridare al miracolo. Si riorganizzano le idee prima di decidere cosa fare da grandi. Per fortuna, le fondamenta reggono.

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