Recensioni

Che Ty Segall sia una delle stelle della rinascita Sixties-garage americana insieme ai Thee Oh Sees non lo scopriamo ora, e di sicuro la ristampa di Reverse Shark Attack non aggiungerà nulla di nuovo al già noto. In origine uscita per Kill Shaman nel 2009, questa collaborazione con l’amico Mikal Cronin (che sarà in seguito anche negli Slaughterhouse) è un buon esercizio per scavare nelle dinamiche che hanno portato alla crescita per certi versi sorprendente e devastante – quattro dischi solo nello scorso 2012 e tutti o quasi di ottimo livello dicono di una fase creativa debordante – del capellone californiano: un frullatore di garage-rock in cui svisate acide, deragli, sconquassi e deliqui si susseguono tra scazzo e citazionismo più o meno convinto, più o meno consapevole, tanto che ci si infila in mezzo pure una cover dei Pink Floyd (Take Up Thy Stethoscope And Walk da The Piper At The Gates Of Dawn).
Quando però giriamo il simbolico lato e invece degli sberleffi da un minuto o poco più ci ritroviamo i dieci minuti della title track, allora lì arriva l’illuminazione: i Flaming Lips drogati dell’esordio Hear It Is, la ballata psichedelica sognante e bruciata, la solare incoscienza del flower power dei Sessanta tutto cori e fiorellini, l’impeto garage virato surf nel travisamento Dick Daleiano della celebre Misrilou ci dicono di gente nata per smontare e rifondare tutto e il contrario di tutto. L’unico rischio, ormai fattosi reale, è il sovraffollamento di un mercato ormai non più ricettivo ma al tempo stesso bisognoso di continuo presenzialismo.
Amazon
