Recensioni

7

Progetto ambizioso e non privo di una certa dose di coraggio, quello dei bresciani Two Monkeys, sigla dietro la quale si celano i fratelli Simone e Michele Bornati. Accanto ai due, sulla poltrona di produttore oltre che alle chitarre e alle tastiere, Alessandro “Asso” Stefana, chiamato a dirigere quel caos ragionato che è Psychobabe. Claustrofobico, pieno zeppo di suoni sulfurei ed effetti elettronici, il primo lavoro del duo si presenta come un calderone emozionante di musiche suonate con un piglio analogico che non può non ricordare certa musica tedesca anni ’70. Cosmici senza essere passatisti, i pezzi che compongono Psychobabe necessitavano evidentemente di una regia d’esperienza, e Asso Stefana, chitarrista da anni accanto a Vinicio Capossela (e impegnato in moltissimi altri progetti), sembra assecondare al meglio l’istinto e l’irruenza del duo.

Vario, per certi versi ostico, ma mai impenetrabile, il disco è pieno di suggestioni, in un corredo sonoro talmente ricco che ci si chiede da quale cellula compositiva, da quale embrione i due fratelli siano partiti per concepire il tutto. E la sovrabbondanza sonora sfila via senza intoppi, lasciando qua e là affiorare la melodia ideale per la colonna sonora di un film immaginario o addirittura il germe di una perfetta pop-song. Soprattutto, Psychobabe ha il grande pregio di non rassicurare nessuno, laddove ci si senta a proprio agio con certi suoni, perché, di punto in bianco, ci si ritroverà catapultati altrove. E dunque, se l’iniziale Moon inocula dosi massicce di inquietudine attraverso tastiere ripetitive che sanno tanto di Residents, la successiva Marsh-Mallows (di cui peraltro è stato pubblicato in vinile colorato 12 pollici un remix a cura di Boxeur the Coeur) è una cantilena cupa e martellante che verso la fine apre al folk bucolico. E si prosegue con il post-punk di FuckFolk, l’aritmia di CrazyDrive, il folk spaziale guidato dal banjo di More-Space, la melodia infantile di Psycho, l’hip-hop trasfigurato di MeloDrama, l’house non ballabile di SheKnows

Naturalmente, non sarà difficile cogliere rimandi e richiami: citiamo i Residents e la musica tedesca, ma alla stessa maniera potremmo tirare in ballo Brian Eno, Jon Hassel, King Crimson e compagnia cantante. Ma i paragoni, mai come in questo caso, risulterebbero fuorvianti. Perché i Two Monkeys riescono a mantenersi in perfetto equilibrio tra i due estremi della loro musica, che per semplificare individueremo nell’elettronica e nel folk, attingendo e manipolando in maniera assolutamente creativa la materia di cui dispongono. Ritmi spezzati, chitarre liquide, voci filtrate sono al servizio di una idea unitaria di base. E dunque, il tutto, pur risultando ricco, variegato e sovrabbondante, non perde di coerenza ideologica. Una ideologia che, probabilmente, si esaurisce in un unico dogma: fare musica in liberta assecondando totalmente le proprie suggestioni.

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