Recensioni

6.1

I White Stripes in acido o una versione edulcorata dei Black Keys più confusi: sembra che per i Two Gallants la concorrenza nel settore chitarra-batteria sia troppo spietata. We Are Undone è il loro quinto e nuovo album e, a parte qualche guizzo, non riesce proprio a lasciare il segno. L’impianto è quello classico del rock blues, un territorio di riferimento vasto da cui partire per perdersi in leggere divagazioni noise e derive country verso un universo alternativo. Ma, a differenza di una band come i Black Rebel Motorcycle Club, capace di scrivere canzoni dotate di una certa presenza, i Two Gallants finiscono per perdersi in una aurea mediocritas.

Non c’è nulla che non vada in We Are Undone, tutto suona come dovrebbe in un prodotto che arriva da San Francisco: e allora cos’è che non convince? L’assenza di qualcosa di nuovo rispetto alla precedente produzione. Quattro album prima di questo hanno raccontato in modo più che esauriente di due ragazzi vissuti portando in giro il verbo del blues e delle american roots, provando a trovare una propria dimensione all’interno di una scena californiana fortemente consolidata; e nonostante alcuni momenti apprezzabili, come il rock sudista di Some Trouble, il country-gospel rivisitato di My Man Go oppure la superba bluesy ballad Katy Kruelly, è ancora troppo poco.

Il gran finale al piano con There’s So Much I Don’t Know regala un tocco di particolarità a un album che in dieci brani esplora per l’ennesima volta un tipo di proposta da che qualche anno ormai va per la maggiore; senza una scrittura con una certa consistenza, tuttavia, non si va molto avanti e la sensazione che resta alla fine di We Are Undone è quella di tornare alla parte centrale del disco, per un ultimo ascolto e archiviare così il caso. Album prescindibile.

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