Recensioni

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Dopo qualche ascolto del nuovo Two Door Cinema Club la domanda sorge spontanea. Cosa è successo dopo quel guizzo del 2019 che aveva lasciato intravedere un sentiero migliore e decisamente più avventuroso per la band (False Alarm)? Se recentemente mi sono lamentato dell’eccesso di hype con cui Pitchfork da anni regolamenta il settore indie, stavolta la locuzione utilizzata per descrivere Keep on smiling è appropriata: filled with sunny-side platitudes.

Bingo. Sì, perché siamo di fronte a un disco inutilmente lungo e pieno appunto di “banalità soleggiate” e di fastidiosi ammiccamenti ai cingoli del mercato discografico. Sulla creatività e l’ambiguità della band nord irlandese la stampa di settore ha speso fiumi di parole. La loro posizione ambivalente sospesa tra la memoria di un fortunato (e forse fortuito) esordio in un momento d’oro per il genere e i tentativi affannosi e sfilacciati di riconfermare quel successo affrancandosi dall’incubo di rimanere una meteora, hanno dato l’impressione il più delle volte di avere a che fare con un Frankenstein le cui intenzioni mal si conciliavano con il risultato.

A rispondere alla domanda iniziale ha provato lo stesso Sam Halliday intervistato da Consequences of Sound in occasione della loro partecipazione all’ultima edizione del Mad Cool Festival: «abbiamo sempre cercato di mantenere le cose allegre e divertenti in alcuni elementi, e suppongo che l’album sia un po’ strano, perché la sua realizzazione va avanti da due o tre anni, le canzoni sono state registrate più o meno nello stesso periodo di False Alarm […] E poi è arrivato il COVID […] Sfortunatamente, non eravamo davvero una band da album COVID. Eravamo troppo occupati a sopravvivere, suppongo». Argomentazioni personali e potenzialmente valide limitate alla bolla dei lockdown e del “periodo” Covid stricto sensu, momento in cui ognuno cercava di esorcizzare la paura e la sospensione in ogni modo. Lo step successivo alla pandemia, che in molti casi ha portato a risultati sorprendenti, per i Two Door sembra essersi arenato intorno ad uno stonato e fuori contesto ibrido immotivatamente positivo e solare.

Non ci sono guizzi al suo interno (eccezion fatta per il radiofonico Everybody’s cool), né critica sociale o livelli di lettura, né tantomeno traccia di quella seminale sperimentazione subodorata in False Alarm: Lucky sembra sia stata trafugata dall’ultimo album di Harry Styles, Wonderful Life scava nelle origini della band ma senza tridimensionalità, Blue light è un pastiche tra electro-pop ’80 e nostalgia per Kylie Minogue. Sembra quasi che tutto vada così bene, tra la speranza nel futuro (chissà Srnicek e Williams cosa ne penserebbero) e un drink in piscina, che nemmeno ci si accorge che Messenger AD e Messenger HD, messe lì quasi a voler sancire un inizio e una fine con la loro elettronica dark à la Stranger Things, altro non sono che alfa e omega di un’occasione persa, quasi di uno scherzo. Sotto il vestito, quasi nulla.

Se Keep on Smiling è dunque un disco derubricabile a furba parentesi edonistica, l’aspetto imperdonabile per una band matura è l’aver deciso deliberatamente di ridere senza spiegarne il perché ma solo per il gusto di farlo. I Two Door Cinema Club tornano ad un punto morto, vanificando quelle istanze di rinnovamento vagamente più raffinate viste appena tre anni fa.

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