Recensioni

Nel caos frenetico di Milano, tra il rumore assordante del traffico e un ritmo alienante, i TV Dust raccontano un’urbanità gentrificata e sempre più esclusiva. La loro musica, nervosa e incalzante, è il riflesso di un ambiente in continua trasformazione, uno sfogo sonoro colmo di disorientamento e tensione. Il risultato potrebbe appartenere tanto al presente quanto agli anni ’80, epoca a cui le radici della band sono fortemente ancorate. E la Milano dei TV Dust, per quanto segnata da problematiche attuali, conserva un’inquietante affinità con quella degli albori di quel decennio.
Nati nel 2018 come trio formato da Luca Dalto, Marco Tescari e Sergio Tringali, i TV Dust attraversano una prima fase breve ma intensa, culminata nella pubblicazione di tre EP, prima di subire una battuta d’arresto dopo Beep (2021). Il cambiamento è radicale: Dalto e Tescari lasciano il progetto, sostituiti da Tano (Gaetano Pappalardo) al sax e Filippo Aloisi al basso. Da questa trasformazione prende forma Transition, il loro debutto ufficiale sulla Maple Death di Jonathan Clancy.
L’album è un viaggio claustrofobico attraverso undici tracce di pura tensione, un incubo urbano che interseca l’Italian Occult Psychedelia, mescolando krautrock, no wave e improvvisazione jazz. I riferimenti spaziano dalla de-voluzione urbana del Confusional Quartet, ma in mezzo ci troviamo Rip Rig + Panic, Tuxedomoon, Contortions, Big Black, Suicide e altro ancora. Il risultato è un paesaggio sonoro che incapsula spaesamento e accelerazione continua, restituendo la frenesia delle metropoli contemporanee.
L’improvvisazione in forma di jam è il cuore pulsante di Transition: ogni traccia si sviluppa come un flusso denso e continuo al confine tra caos e controllo. Il basso meccanico e minaccioso è riconducibile al post punk, ma l’attitudine della band va ben al di là di ciò che oggigiorno leggiamo associato al genere. Il culmine arriva con Volcanic Collapse, otto minuti di crescente tensione che chiudono il disco con un senso d’inesorabile collasso.
Transition racconta una Milano segnata da politiche escludenti e alienazione sociale, trasformando il disagio in suono. Punk e jazz vengono spinti ai loro estremi, dando vita a un connubio viscerale e cerebrale. Un debutto da tenere d’occhio.
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