Recensioni

6.9

Guglielmo Barzacchini è un producer e dj italiano, eppure a sentire la sua musica lo si prenderebbe per un inglese figlio della club culture e delle recenti evoluzioni dell’hardcore continuum UK. Non a caso trapiantato a Londra, con il moniker TSVI – cui si è affiancato più recentemente Anunaku per uscite su AD93 e 3024 – si è cimentato in produzioni che, a prescindere dai generi di riferimento, fanno dell’elemento percussivo il loro fulcro. Nelle cerchie giuste si parla di ‘hard drum’ per circoscrivere e identificare questo sound muscolare e vigoroso, in cui convergono elementi techno, (tribal) house, grime, dubstep, UK funky e dancehall e che, dal 2015, ha trovato casa su Nervous Horizon, etichetta fondata dallo stesso TSVI e da Wallwork.

A sei anni dalla prima uscita (e a qualche mese da un EP a quattro mani con object blue), il Nostro ritorna sulla sua label con questo Sogno EP. Presentato nella press release come «un’esplorazione di vari tipi di stati onirici e stati di coscienza alterata» accentuati da inserti ASMR e spoken word in italiano, l’EP presenta 6 tracce di dancehall scheletrica, robusta e senza fronzoli. Non c’è spazio per le melodie nei sogni di Barzacchini, ma solo per ritmiche dal groove coinvolgente e reiterate ipnoticamente fino a indurre, difatti, stati alterati di coscienza da ripetitività intossicante. Scordatevi la dancehall soleggiata e scanzonata, quindi: quella di TSVI sta alla dancehall giamaicana come la techno di Regis e Surgeon stava a Juan Atkins e Derrick May. Viste l’ossessività ritmica, la texture sonora ruvida, quasi industrial, e il minimalismo di fondo, potremmo azzardare il paragone (concettuale, se non altro) con la techno di Birmingham e con le austerità di Jeff Mills, senza tralasciare il fil rouge con la mistica delle basse frequenze di quel “meditate on bass weight” che dalla dubstep golden age arriva ai giorni nostri viva e vegeta grazie a una schiera di etichette britanniche fra cui la Nervous Horizon in tenuta da assalto (ritmico) frontale.

Segnaliamo le due collaborazioni poste in chiusura dell’EP: Randomer apporta il suo contributo sporco e distorto timbrando il cartellino su Reflex, mentre Compos Mentis in combo con Seven Orbits (con all’attivo un convincente debutto su SVBKVLT) è una sorta di eski-dancehall e condensa alla perfezione l’immaginario a metà fra Kingston e i warehouse party londinesi che aleggia in tutto l’EP.

Le danze meccaniche di oggi non possono prescindere da qualunque progetto su cui ci sia lo zampino di Guglielmo Barzacchini. Italians do it better, anche a Londra.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette