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Anticipato da One Of Your Girls, singolo dal felpato disco pop che altezza ritornello non potrebbe sposarsi meglio con l’estetica dei tardi Daft Punk, Something to Give Each Other è il terzo album della popstar mondiale Troye Sivan.
La fama è arrivata quando Troye Sivan era poco più di un teenager. Coi film, i video su YouTube e, successivamente, un album (Blue Neighbourhood, 2015) in cui un pop ampolloso fra percussioni post-dubstep e vena poetica, andava a braccetto con ritornelli inquadrati e qualità sopraffina della produzione dell’artista australiano. Stiamo naturalmente parlando di un pop da alta classifica, che è il territorio ideale per Sivan che, nel frattempo, si era anche presentato sui red carpet hollywoodiani, grazie all’interpretazione del giovane Wolverine in X-Men Origins: Wolverine e, più recentemente il film Three Months e la sfortunata serie HBO The Idol.
Insomma, Sivan è uno che flirta spesso con lo showbiz e, quando si muove, è capace di generare interesse e approvazione. Come nel caso della pubblicazione del suo terzo album Something To Give Each Other. Il disco è un’ode alla queerness e al potere di re-inventarsi di fronte alle difficoltà, fra pop di squisita fattura in salsa Harry Styles o Taylor Swift e riferimenti più intellettuali che sanno di Vampire Weekend (altezza Father of The Bride) e Daft Punk (altezza Random Access Memories).
Something to Give Each Other, concepito come post-break up album, testimonia che anche il pop non ha bisogno di alzare la voce per risultare interessante. Se si esclude l’opener Rush – una vera e propria hit da dance-floor nel solco (retro) dance di Dua Lipa e co. – le rimanenti nove tracce si adagiano su ritmi più blandi, fra l’appiccicoso synth pop alla Justin Timberlake (What’s The Time Where You Are?), il boy-band pop alla *NSYNC (One of Your Girls) e i beat 2 step fra Bag Raiders e The Weeknd (Got Me Started).
Se Taylor, Bey, Lorde e persino Lana stanno andando in una direzione più di nicchia, giocando con produzioni non immediatamente digeribili dalle chart internazionali, qualcuno doveva pure prendere il loro posto. Troye Sivan non fa troppi complimenti e dà vita all’album pop più riconoscibile dell’anno, malgrado gli immancabili fillers e la soglia di attenzione che può venire meno da un momento all’altro.
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